Il maltempo oggi ci ha purtroppo impedito di continuare lo scavo.
La settimana però inizia con le prospettive migliori:
la rimozione della US 1014 nel settore A ha infatti evidenziato la presenza di almeno due file di fosse terragne che, scanso spiacevoli sorprese, dovrebbero proprio costituire parte delle sepolture atte ad ospitare i 46 colerosi morti nel villaggio tra il settembre e il dicembre del 1855;
sta inoltre emergendo sotto il crollo US 1012 (settore A, lato Ovest) la cresta di un massiccio muro in pietre e malta spesso oltre 60cm, parallelo al perimetrale lungo della chiesa, e dalla funzione ancora del tutto incerta: volendo azzardare interpretazioni (ancora ovviamente del tutto ipotetiche) potrebbe trattarsi di un ambiente legato alla struttura del castello (il che confermerebbe che le mura dovevano abbracciare per intero la chiesa) o forse addirittura il campanile originario dell’edificio sacro.
Il pomeriggio è stato interamente dedicato al GIS: la digitalizzazione delle US 1014 (un paleosuolo con numerose piastrelle litiche), 1010 (le grosse lastre in pietra adiacenti al paramento della chiesa), 1009 (la canaletta ENEL) e 1012 (il crollo di pietre che copriva l’intero lato occidentale del settore A) ha permesso una visione assai limpida della situazione dell’area.
Nell’immagine sottostante è possibile visualizzare l’intero rendering digitale del settore.
Martedì 21
La perturbazione che grava su tutta l’Italia centrale sembra non voler cedere all’alta pressione . Anche oggi i lavori sono dunque forzatamente sospesi. Le previsioni meteorologiche non annunciano nessun miglioramento neppure per domani. L’attività di scavo riprenderà appena possibile.
Nelle vicinanze: Pieve dei Monti di Villa
L’insediamento di Pieve dei Monti di Villa si inserisce nel territorio del comune di Bagni di Lucca, in un paesaggio montano ai piedi dell’appennino tosco-emiliano, ove confluiscono il fiume Serchio e il suo principale tributario, il torrente Lima.
L’edificio ecclesiastico diventa a partire dalla prima età moderna importante polo di aggregazione demica, dando origine al paese di Pieve dei Monti di Villa. Non sappiamo in realtà se l’edificio plebale di epoca tardo longobarda sorgesse nello stesso luogo della pieve attuale, una fabbrica che, come un vero e proprio palinsesto di pietra, porta le tracce di numerose ristrutturazioni e rifacimenti. Lo scavo archeologico e l’analisi degli elevati della struttura non hanno mancato di rilevare almeno tre grosse fasi costruttive: la fase “romanica” (XII secolo) ben visibile a livello dell’abside della chiesa, caratterizzata dall’impiego di conci squadrati in corsi pseudoisodomi, e fornita d’elementi decorativi di pregio; la fase tardo rinascimentale (secoli XVI-XVII), a cui appartiene il setto murario US 1005, rinvenuto nell’area di scavo aperta lungo il fianco meridionale, e buona parte del perimetrale nord; la fase settecentesca (1760 circa) che comprende la ricostruzione in posizione più arretrata del perimetrale meridionale e la realizzazione di una nuova facciata. La funzione cimiteriale della pieve non verrà mai meno nel corso dei secoli fino alla realizzazione, intorno alla metà dell’800, del nuovo cimitero paesano, posto a mezzo chilometro dal paese.
Tra ieri ed oggi la pioggia ci ha concesso pochi momenti di libertà d'azione; sufficienti tuttavia per effettuare una ripulitura completa del settore A e una serie di aerofotografie dal pallone frenato.
L'elaborazione di queste, che è consistita nella loro fotoricomposizione e nel fotoraddrizzamento, ha permesso la ricostruzione grafica della fase pre-sepolcrale ottocentesca dell'area, visibile nettamente nell'immagine sottostante: in tutto il quadrante settentrionale è possibile notare la presenza di almeno sette fosse terragne; lungo il margine nord-occidentale è poi presente la grossa rasatura muraria emersa alla fine della scorsa settimana. Infine, lungo il perimetrale della chiesa, a circa 50cm dalla sezione N dello scavo è presente una fossa più piccola, la cui natura ancora ci sfugge.
Nell’immagine sottostante è possibile visualizzare il settore A nella sua fase ottocentesca.
Venerdì 24
Galleria
Finalmente abbiamo potuto iniziare a indagare le sepolture appartenenti ad alcuni degli individui morti in tre mesi nel 1855 a causa degli effetti devastanti della seconda ondata di colera, le cui fosse erano state individuate nel corso della scorsa settimana.
Abbiamo per il momento deciso di circoscrivere l’area d’azione a solo quattro delle sette fosse messe in evidenza; in particolare ci siamo occupati delle quattro centrali (vedi immagine sottostante).
Per quanto l’attività odierna si sia incentrata quasi esclusivamente sullo svuotamento del riempimento dei tagli sepolcrali, siamo riusciti comunque a mettere in evidenza una porzione di tutti e quattro gli scheletri sepolti; in questo modo possiamo già tirare le prime conclusioni analitiche:
si tratta di fosse scavate velocemente a pala, profonde almeno 60 cm e larghe relativamente poco (non più di 55 cm): una prassi comprensibile, se si pensa che si dovette trattare di un’attività quasi di emergenza;
le sepolture sembrano essere monosome: questo potrebbe precludere l’esistenza nel settore di una fossa comune, che tuttavia non va esclusa per quanto riguarda tutto il resto dell’area intorno alla chiesa;
gli inumati sembrano essere tutti sepolti con orientamento E-W, ovvero con la testa rivolta verso la chiesa; la tradizione Cattolica prevedrebbe a dire il vero un orientamento inverso (con gli occhi che guardano ad Oriente), ma la presenza di un polo sacro (come la chiesa di S. Michele) di fatto spesso “devia” da questa disposizione (lo si può riscontrare in molti altri contesti);
uno degli inumati giace sul fianco sinistro: altro elemento interessante, che conferma la natura “d’emergenza” di queste sepolture: bisogna infatti immaginarci che gli esecutori del seppellimento, in un contesto come quello, flagellato dal colera, debbano aver accelerato i tempi di scavo, ottenendo una fossa molto stretta, che vincola la posizione del corpo, e lasciando scivolare senza troppa cura il defunto.
Nei prossimi giorni comunque emergeranno nuove informazioni utili a chiarire ulteriormente la situazione.
Lo scavo delle quattro sepolture procede velocemente: le due più vicine al perimetrale della chiesa sono risultate meno profonde delle altre e dopo la rimozione di un riempimento a matrice argillosa di una sessantina di centimetri sono emerse le prime evidenze; si tratta di due individui a prima vista giovani-adulti, deposti come già detto con orientamento Est-Ovest, il primo (quello più a nord) in decubito laterale sinistro con un’evidente torsione della parte inferiore del corpo e le braccia piegate e raccolte sotto il volto, il secondo supino, il braccio destro piegato su se stesso; per entrambi gli individui la decomposizione è senz’altro avvenuta in spazio pieno.
8/04/10ano una situazione un po’ più complicata: si tratta di tagli assai più profondi (e meno accessibili per gli studiosi): almeno 90cm, riempiti da due strati di argilla e pietre: le evidenze ossee stanno emergendo dunque ad un livello inferiore rispetto alle altre sepolture e i lavori di recupero sono più indietro: al contrario di quanto pensassimo la disposizione degli inumati presenta in questi due casi un orientamento Ovest-Est (con sguardo rivolto dunque all’alba - e alla chiesa).
Purtroppo tutte le ossa che stanno emergendo si presentano in una condizione mediocre: la terra acida e secca le ha indebolite a tal punto che un solo colpo di bisturi rischia di sgretolarle; il recupero si dovrà perciò sicuramente avvalorare della tecnologia: attraverso il disegno GIS, dopo aver fotografato, misurato e quotato ogni porzione dell’inumato, ricostruiremo un’immagine ad altissima fedeltà degli scheletri che ci permetterà di compiere importanti osservazioni anche nel caso in cui non fosse possibile riportare alla luce per intero tutte le evidenze.