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SCAVO ARCHEOLOGICO DI
BENABBIO

 


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LO SCAVO STRATIGRAFICO DEL CASTELLO E DEL CIMITERO DI BENABBIO
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:: L’informatica applicata allo scavo: Primi risultati pratici::

Dopo la fase preliminare si è proceduto a effettuare una serie di misurazioni ottiche con stazione totale in loco: a partire da un punto dalle coordinate note, ovvero l’angolo sud-occidentale della Chiesa di San Michele (1), sono state fatte oltre venti soste di stazione, calcolando di volta in volta la distanza lineare, l’angolo orizzontale e il dislivello dal punto precedente; in tal modo si è ottenuta una griglia tridimensionale estesa a tutto il perimetro delle mura del castello, acquisendo un modello digitale della collina.

La collina del castello di Benabbio riportato in digitale sul GIS
La collina del castello di Benabbio riportato in digitale sul GIS


Le strutture presenti non interessate dallo scavo ed i perimetri delle aree di indagine sono stati riportati in pianta digitale a seguito di misurazioni ottiche da una base di stazione predeterminata calcolata in base ad una serie di triangolazioni rispetto a punti noti sulla griglia. Intorno alle aree sono poi stati piazzati una serie di picchetti equidistanti, quotati e inseriti nel GIS, in modo da andare a costituire un ulteriore “recipiente” topografico delle Unità Stratigrafiche racchiuse al loro interno.
Con l’inizio dei lavori di scavo ci siamo trovati di fronte ad una questione metodologica: 1) quali evidenze stratigrafiche acquisire, 2) come rappresentarle e 3) come valorizzarle: tre punti sui quali è bene soffermarsi con una trattazione approfondita.
Bisogna innanzitutto tener presente che, ormai da lungo tempo, è abitudine comune per molti cantieri archeologici effettuare un’assunzione in vettoriale dei rilievi non imperniata sul principio della digitalizzazione di una macropianta composita costituita da tutti gli strati scavati, bensì da piante di fase o di periodo, o, più trasversalmente, da record omogenei (US positive, strutture murarie, unità scheletriche); cioè non tutti i dati, ma dati selezionati, e dunque filtrati, e già interpretati. L’effetto di una tale operazione risulta sovente una costante di limitazione in quanto preclude la possibilità di compiere operazioni a posteriori, cioè deduttive, su tutti i dati acquisibili. Oltretutto è un’operazione arbitraria, perché investe le varie tipologie di evidenze di un’importanza soggettiva e scostante. È invece scientificamente assai più proficuo importare in digitale quanto più possibile, creando poi dei filtri che scremino il superfluo.
Per quanto riguarda poi il secondo punto esiste una serie notevole di pubblicazioni (per lo più in formato elettronico), le quali esprimono punti di vista eterogenei sulla rappresentazione vettoriale dei dati; nel primo volume del Journal of GIS in Archaeology (2) la principale direzione intrapresa dalle Accademie anglosassoni sembra comunque essere la seguente: ogni unità stratigrafica positiva (incluse le USM e i crolli) inserita deve avere formato iniziale di poligono, con quota relativa alla superficie d’esposizione superiore – il che consente di sovrapporre più elementi senza alterarne l’area – ed una volta completata l’acquisizione di una fase cronologica è possibile convertire gli shapefiles in polilinee bidimensionali, cosicché ogni unità si configuri come record univoco, indicizzato secondo la sigla identificativa, di una tabella unitaria (p. es. ci potrà essere una tabella delle strutture murarie, una di una determinata fase insediativa, ecc.). Le US negative sono inserite invece in forma di due polilinee: la prima, con quota più alta, costituisce i limiti del taglio superficiale, la seconda i limiti del fondo; nel caso in cui si tratti di abrasioni o usure oppure di rimozioni di terreno dai limiti incerti le seconda polilinea può essere sottaciuta. Anche in questo caso è poi possibile raggruppare le varie unità in uno shapefile unico. In generale il modello pratico seguito è quello utilizzato nel già citato cantiere senese di Poggio Imperiale (vedi Cap. 2.3.1), che rappresenta uno standard già abbondantemente sperimentato ed affidabile (3). Gli elementi peculiari dell’ambiente geofisico che inquadra il sito di Benabbio sono stati dunque preliminarmente distribuiti in 4 tipi sulla base delle distinzioni tipizzanti delle carte IGM:

    1. Geoambiente. Sottotipi: Fasce altimetriche, Uso del suolo, Idrografia, Geologia, Geomorfologia.
    2. Viabilità. Sottotipi: Provinciale, Comunale, Privata, Percorsi di visita in fase di progettazione.
    3. Aree edificate. Sottotipi: Emergenze monumentali, Edifici moderni, Annessi agricoli, Strutture edificate in fase di progettazione, Aree urbane.
    4. Simboli. Sottotipi: Vegetazione, Nuove piantumazioni previste, Punti informativi e di servizio in fase di progettazione.

Graficamente sono stati distinti in tipi poligonali di superficie (tipi 1 e 3), lineare (tipo 2), puntuale (tipo 4). Il criterio di distinzione è prettamente geometrico: i primi infatti definiscono evidentemente spazi areali (le curve di livello sono state tradotte in fasce altimetriche per comodità di vettorializzazione); il tipo 2, anche se in realtà definisce comunque spazi, segue la convenzione GIS secondo cui le strade costituiscono un’entità lineare (il motivo origina dal fatto che il tipo di misurazione richiesta per le strade è di tipo lineare: di una strada si misura infatti la lunghezza e non la dimensione areale); il tipo 3 riporta su carta punti che riproducono in scala alberi, simboli di punti informazione, di punti ristorazione, ecc. I sottotipi rappresentano un’ulteriore distinzione mirata a definire più precisamente le peculiarità dei singoli grafi.
La documentazione di scavo è invece distinta in 2 tipi, a cui si aggiunge uno destinato a cartografare le conseguenze pratiche della presenza del cantiere archeologico:

    1. Scavo: linee. Sottotipi: Taglio, Canaletta, Buca, Spoliazione, Taglio di fondazione, Interfaccia, Altro.
    2. Scavo: superfici poligonali. Sottotipi: Struttura in muratura, Strato di pietre, Tomba, Riempimento, Strato di terra, Fondazione, Apertura, Forno, Muro, Altro.
    3. Interventi connessi all’intervento di scavo. Sottotipi: Aree di scavo, Strutture funzionali al cantiere, Terra di riporto.

Il criterio di base adottato per la definizione dei tipi aderisce ai principi della stratigrafia archeologica. Come già detto sopra, le unità stratigrafiche positive descrivono infatti superfici e sono rappresentabili come poligoni, mentre le US negative, superfici in sé prive di consistenza materiale, corrispondono geometricamente a linee. Quindi il taglio di una buca verrà definita come linea, mentre il suo riempimento corrisponderà ad una superficie. Il Tipo 10 nasce con l’obiettivo di conservare la memoria grafica di tutti gli interventi materiali effettuati nel corso dell’attività di cantiere. Trattandosi di uno scavo in progress, aree occupate in un determinato momento da grandi scarichi della terra di riporto o dalle strutture funzionali (baracche ad esempio) diventeranno in seguito aree di scavo; in questo caso, sarà necessario considerare le eventuali conseguenze intervenute nella stratigrafia di scavo a causa di attuali utilizzi dell’area. Per catastare le potenzialità predittive del GIS si è previsto al momento un solo tipo:

    1. Ipotesi ricostruttive. Sottotipi: Verifiche su scavo, Ipotesi elaborate su crop-marks, Ipotesi desunte dalle emergenze monumentali, Ipotesi desunte dalla documentazione scritta.

Graficamente è rappresentato come tipo lineare. I sottotipi separano le ipotesi già verificate nel corso dello scavo e quelle ancora allo stato puramente indiziario, le quali vengono classificate in base alla diversa natura delle informazioni.

 


Note:

  1. Per semplice curiosità, tale punto ha come coordinate: 44°00’02.65” di latitudine dal nord polare e 10°36’31.17” di longitudine est dal meridiano di Greenwich
  2. Si tratta di un annuario edito dalla ESRI all’indirizzo : http://www.esri.com/library/journals/archaeology/, aperto alla raccolta di esperienze di scavo archeologico elaborate con i softwares della famiglia ArcGis.
  3. Nardini, A. (2000) La piattaforma GIS dello scavo di Poggio Imperiale a Poggibonsi. Dalla creazione del modello dei dati alla loro lettura. Archeologia e Calcolatori (XI). pp. 111-123.
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SOMMARIO
La strategia di scavo
Lo scavo archeologico dell’area ad ovest della chiesa di San Michele (Area 1000)
Sondaggi sulla sommità meridionale (Aree 2000-3000 e 4000)
L’informatica applicata allo scavo: Impostazioni preliminari
L’informatica applicata allo scavo: Primi risultati pratici
L'informatica applicata allo scavo: GIS e schede
L'informatica applicata allo scavo: Fase operativa
 



 
 
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