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SCAVO ARCHEOLOGICO DI
BENABBIO

 


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LO SCAVO STRATIGRAFICO DEL CASTELLO E DEL CIMITERO DI BENABBIO
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CAMPAGNE PRECEDENTI

:: Lo scavo archeologico dell’area ad ovest della chiesa di San Michele (Area 1000)::

La conformazione geologica della porzione centrale del rilievo, che oggi appare come una zona pianeggiante compresa entro due prominenze di poco più elevate, doveva essere, al momento dell’impianto del castello od in epoca anteriore, molto più accidentata. Gli affioramenti di roccia, presenti sia nella porzione centro meridionale dell’area che immediatamente a nord ovest della facciata della chiesa, fanno intravedere l’esistenza di una cresta rocciosa compatta, allungata da nord a sud, che si assottiglia nella porzione centrale, dove il deposito archeologico si fa più spesso.
È verosimile che la costruzione dell’edificio religioso abbia richiesto una parziale regolarizzazione dell’area. La chiesa è senz’altro la prima importante testimonianza dell’esistenza del castello. Datata dall’epigrafe situata in facciata, nella sua fase iniziale, al 1218, sfrutta come perimetrale orientale il muro di cinta del castello, che può essere anteriore o contemporaneo alla sua edificazione (1). La fabbrica ha orientamento sud/est-nord/ovest, è larga 9,5 m ed ha uno sviluppo  in lunghezza di 24 m. La fase duecentesca, di cui restano la facciata e il lato occidentale per almeno 20 m di estensione, mostra un paramento in conci squadrati di arenaria allettati in corsi orizzontali ad andamento “pseudoisodomo”, che si differenzia nettamente da quello del perimetrale orientale,  formato da bozzette di macigno poste in opera a “filaretto”e che, come abbiamo detto, faceva parte della cortina muraria orientale del castello.
Dalla parte opposta alla chiesa, lungo il limite occidentale dell’area di scavo, fin dalla campagna del 2007 è emersa, a venti-trenta centimetri dal piano di calpestio attuale, la cresta di rasatura di una struttura muraria (US 1021) larga 60 cm con orientamento nord/ovest-sud/est. Si tratta di una muratura a sacco in bozzette di arenaria disposte “a filaretto”, di cui è possibile seguire lo sviluppo in pianta per circa tre metri. Un saggio di approfondimento, eseguito a ovest, ha portato ad individuare una paleosuperficie (US 1824) regolare e pianeggiante che insiste su un piano di malta comprendente alcune lastre di arenaria. Sulla funzione di questo muro non siamo ancora in grado di esprimerci, sebbene sia stata ventilata l’ipotesi di riconoscervi il lacerto di una fortificazione precedente a quella che attualmente corre lungo il limite occidentale del pianoro (2); in seguito all’allargamento del circuito fortificato, la vecchia cortina muraria sarebbe stata impiegata per la costruzione di un edificio di cui il piano di malta individuato costituirebbe l’ultima pavimentazione. Non è ancora possibile definire quando questo edificio sia crollato o sia stato smantellato definitivamente, anche se le ultime fasi di crollo e di spoliazione arrivano addirittura alla seconda metà del XIX secolo.
Le sepolture basso medievali individuate fino a questo momento sono situate nella porzione sud orientale dell'area 1000. Sono sette sepolture, tutte con orientamento parallelo alla chiesa e con gli inumati disposti col cranio a nord-ovest e gli arti inferiori a sud-est (3). La tipologia delle tombe è sempre la stessa: una fossa in cui sono state inserite, a rivestire il lato breve nord-occidentale destinato ad accogliere il capo dell'inumato, due o tre lastre di pietra; una volta deposto il corpo del defunto, la testa veniva ulteriormente protetta da una lastra poggiata in orizzontale sopra le altre. Il ricorrere di questa tipologia, una via di mezzo tra la semplice inumazione in piena terra e la tomba a cassa litica (4), si configura come un modus sepeliendi specifico che trova dei confronti in altre necropoli medievali, in realtà non abbondantissime, dove è testimoniata la presenza dell'alveolo cefalico (5)  La datazione di questa fase cimiteriale è, per il momento, orientata sul XIV secolo. Depongono in favore di questa cronologia i reperti rinvenuti come corredo all'interno della tomba di un individuo sub-adulto, vale a dire un gancio in bronzo a forma di fiore, con tracce di doratura, ed uno spillone che porta incastonato nella capocchia un elemento in pasta vitrea azzurra. L'estensione effettiva del cimitero basso medievale è ancora tutta da verificare, anche se molti indizi, tra cui il rinvenimento di ossa sparse, permettono di intravedere l'occupazione funeraria per lo meno di tutta la fascia circostante l'edificio religioso.
Sempre al XIV secolo, e più probabilmente alla prima metà, dovrebbe risalire l'ampliamento della chiesa verso sud-est, ben leggibile nel paramento occidentale, effettuato reimpiegando materiali più antichi, come pietre squadrate ed altri elementi litici di macigno appena sbozzati. Lo scavo di una parte della fossa di fondazione dell'ampliamento non ha purtroppo restituito materiali diagnostici per circoscrivere l'intervento costruttivo. Alle inumazioni si succedono depositi sabbio argillosi contenenti abbondante pietrisco che restituiscono materiali ceramici di XIV e XV secolo, in particolare maiolica arcaica. Ad una osservazione preliminare sembra di riconoscere diverse aree di approvvigionamento per la ceramica rivestita da mensa, tra cui notevole appare l'apporto da centri di area fiorentina (6).
La crescita dei depositi rallenta nel corso dell’età moderna, probabilmente anche per la periodica pulizia del piazzale della chiesa (7), e non è escluso che durante questi interventi si procedesse ad asportare eventuali depositi di origine franosa e colluviale accumulatisi a partire dalle sommità meridionale e settentrionale. Questo spiegherebbe, almeno in parte, la relativa scarsa profondità dei livelli basso medievali. La quota di partenza per i tagli delle sepolture trecentesche è infatti appena 30 cm più profonda del piano di calpestio del XIX secolo. Gli interventi antropici che si sono succeduti hanno lasciato tracce maggiori lungo il perimetrale occidentale della chiesa, dove nel corso del XVI secolo sono portati a compimento alcuni interventi, come il rifacimento del portale, che provoca un taglio fino a livello della prima risega della fondazione del muro dell’edificio sacro, o come la realizzazione di una canaletta di scolo, inizialmente un semplice taglio nel terreno,  periodicamente svuotato e ripulito per consentire il deflusso delle acque, poi rivestito in parte, tra XVIII e XIX secolo, di lastre di pietra.
Sempre nel corso dell’età moderna, viene aperta nella porzione meridionale del perimetrale occidentale della chiesa una finestra rettangolare, chiusa da una grata (8), sotto la quale è realizzato una sorta di sedile costituito da pietre tenute insieme da un legante estremamente povero di malta: una soluzione simile a quella riscontrata in oratori del paese del XVI-XVII secolo.
La superficie di calpestio esterna alla chiesa è costituita, prima degli interventi ottocenteschi, dal semplice piano del terreno su cui si dispongono frammenti di lastre di arenaria poste di piatto, e dal quale emergono qua è là pietre provenienti dalla demolizione parziale della struttura medievale posta lungo il limite occidentale dell’area di scavo. Nello spazio compreso tra questa struttura ed il limite occidentale del pianoro, un potente accumulo di pietre, provenienti sempre dalla demolizione della solita struttura US 1021, era stato intaccato per la deposizione di tre individui, due orientati in senso nord/ovest-sud/est ed un terzo, all’opposto, con il capo a sud/est e gli arti inferiori a nord/ovest, collocati in rapida successione e coperti da strati di sabbia e calce misti a pietre anche di grosse dimensioni.  Alcuni elementi del vestiario, come bottoni in osso ed in metallo in origine rivestiti di tessuto,  porterebbero a datare l’episodio al XVIII-XIX secolo. Se questa fosse effettivamente la cronologia delle tre sepolture, potremmo pensare ad un primo sfruttamento dell’area per seppellire cadaveri infetti lontano dal centro abitato di Benabbio.
L’abbondanza di calce e le modalità di deposizione in un livello costituito da una vera e propria “pietraia” avvalorano questa interpretazione, anche se non si deve escludere del tutto, prima di un più accurato esame dei pochi reperti restituiti dalle inumazioni, di essere ancora al cospetto di defunti per il colera del 1855 (9). Con l’impianto del cimitero per le vittime del colera, l’area subisce un intervento che ne modifica sostanzialmente il deposito stratigrafico: vengono scavate numerose fosse per ricevere i cadaveri dei colerosi (10) – al momento ne sono state individuate ed esplorate ventuno (11) – orientate in senso nord/ovest-sud/est e ordinate in due file parallele, che incidono in profondità, in alcuni casi per oltre un metro, i depositi precedenti. Subito dopo l’episodio del colera, il pianoro è nuovamente livellato utilizzando in parte materiali provenienti dai ruderi dell’edificio posto lungo il limite occidentale, che viene definitivamente coperto. Ulteriori livellamenti e regolarizzazioni portano l’area, nel corso del ‘900, ad assumere la conformazione presente ad inizio scavo: uno spazio pianeggiante e regolare coperto da un manto erboso che costituisce il piazzale della chiesa di San Michele.

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Galleria di immagini

Aereofotografia zenitale dell'area 1000.

Collage di fotografie ortogonali riproducente la facciata della Chiesa di San Michele.


Panoramica dell'Area 1000.

Uno degli scheletri ottocenteschi messi in luce durante le prime Campagne di Scavo.

Uno degli scheletri medievali messi in luce durante le prime Campagne di Scavo.

Due individui messi in luce nel Settore C dell'Area 1000.


Note:

  1. Alcune ristrutturazioni nei cantonali della facciata, risalenti XIX secolo, ed il prolungamento della porzione tergale, forse avvenuto nel XIV secolo,  non permettono di cogliere il rapporto stratigrafico intrattenuto con il muro di cinta del castello.
  2. Il muro di cinta del castello da questo lato svolge la funzione di muro di contenimento del piazzale.
  3. La disposizione presenta un leggero scarto rispetto alla norma, che prevede  la testa ad occidente ed i piedi a oriente, a causa dell’influenza esercitata dall’orientamento dell’edificio sacro.  Lo scopo è indirizzare il defunto verso la nascita del sole, simbolo della resurrezione. Talvolta si registrano nei cimiteri variazioni notevoli che sono state messe in relazione con l’andamento del percorso solare nelle diverse stagioni. Per una discussione sul tema cfr.  Pringent-Hunot 1996, p. 79.
  4. Tombe a cassa litica dotate di alveolo cefalico, risalenti al XII-XIII secolo, sono state documentate in Val di Lima a Pieve dei Monti di Villa. Per notizie preliminari cfr. Fornaciari 2004.
  5. In lucchesia e più in generale in Toscana non sono molte le attestazioni di tombe dotate esclusivamente di alveolo cefalico o comunque di una protezione litica riservata alla testa dell’inumato. Alcuni esempi di incerta datazione, ma probabilmente anteriori al XIII secolo, provengono dai livelli cimiteriali della Pieve di Vorno, Cfr. Abela 2001, pp. 24-29.   Sul significato della pratica, interpretata come mezzo per mantenere la testa del defunto in asse col corpo, in una posizione raccolta ed ordinata di preghiera e attesa della resurrezione, cfr. Durand 1988, pp. 161-163. Una lettura leggermente diversa vede l’alveolo cefalico come mezzo per indirizzare il viso dell’inumato alla volta del cielo e dell’oriente, simbolo della rinascita e della vita dopo la morte, cfr. Colardelle 1983, pp. 379-380. 
  6. Frequenti esemplari di ciotole in maiolica arcaica con orlo tagliato confluente conosciute come “tipo bacchereto” in letteratura. Cfr. Frammenti di scodelloni troncoconici con orlo ispessito e piede a disco con decorazioni geometrico-vegetali quadripartite.
  7. Sono state individuate tracce di fuoco probabilmente da mettere in relazione con la periodica pulizia del piazzale.
  8. L’apertura sarà tamponata nel XX secolo. Un’immagine fotografica dei primi del ‘900 documenta la finestra chiusa da un’inferriata.
  9. Un’indagine accurata nell’archivio parrocchiale, per osservare se soluzioni sepolcrali simili a quelle scelte per il colera del 1855 fossero già state adottate in precedenza, risulta a questo punto indispensabile.
  10. Le fosse in alcuni casi ospitavano più di una inumazione; in totale sono stati recuperati i resti scheletrici di 25 individui deceduti per il colera.
  11. Altri tagli sono stati individuati e svuotati ma erano privi dell’inumato. La spiegazione più plausibile è che le fosse fossero preparate in anticipo, quando l’epidemia cessò di mietere vittime un certo numero di esse rimase inutilizzato.
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SOMMARIO
La strategia di scavo
Lo scavo archeologico dell’area ad ovest della chiesa di San Michele (Area 1000)
Sondaggi sulla sommità meridionale (Aree 2000-3000 e 4000)
L’informatica applicata allo scavo: Impostazioni preliminari
L’informatica applicata allo scavo: Primi risultati pratici
L'informatica applicata allo scavo: GIS e schede
L'informatica applicata allo scavo: Fase operativa
 



 
 
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