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SCAVO ARCHEOLOGICO DI
BENABBIO

 


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:: Il Castello nel Medioevo ::

Le notizie sul castello in epoca bassomedievale nelle fonti scritte edite sono estremamente limitate. Mentre infatti il toponimo nella forma Menabla è ricordato per la prima volta in un documento del 983 (1) , ed è menzionato tra X e XI secolo in varie altre carte dell’Archivio Arcivescovile di Lucca (2) come Menablacha o Menablo, un riferimento esplicito al castello si ha solo nel 1334, quando viene decretata la sua distruzione dai Rossi, signori di Parma e reggitori come vicari regi della città di Lucca (3).
Che il castello fosse esistente ben prima degli inizi del XIV secolo lo testimoniano le strutture superstiti e la chiesa stessa di San Michele, la quale, come detto, porta in facciata la data 1218, ma ciononostante non conosciamo il ruolo giocato dal fortilizio nelle vicende belliche e politiche che pure toccarono, tra XIII e XIV secolo, la regione della montagna lucchese, prima nei lunghi contrasti tra il comune di Lucca e le famiglie dei locali signori territoriali, poi nel periodo di instabilità inaugurato dalla morte di Castruccio. Nel 1201 abbiamo indirettamente la notizia di un’incursione lucchese nell’area; in quell’anno infatti un personaggio della città del Volto Santo, tale Lamberto Artilii, venne risarcito dal Comune per i danni subiti dal suo cavallo “macagnatus in cavalcata de Menabbio (4).
Non sappiamo quale gruppo familiare, tra XI e XIII secolo, si facesse promotore dell’incastellamento del sito. Le principali famiglie che avevano interessi nell’area, quelle dei Suffredinghi e dei Porcaresi non sono mai menzionate in relazione a Benabbio, mentre alcuni discendenti di Fraolmo, capostipite dei Corvaresi e di altri gruppi signorili, già nel X secolo sono livellari del vescovo di beni in loco, che tuttavia non si consolidano in possedimenti duraturi, venendo riassorbiti dal vescovato e allivellati nuovamente, intorno alla metà dell’XI secolo, non ad esponenti dell’aristocrazia ma a personaggi di più basso profilo, tra cui figurano alcuni chierici (5) .
Certo si trattò di un investimento signorile notevole e per le dimensioni del castello e per quelle della chiesa. Proprio la chiesa di San Michele, benché esistente già dal 1218, non è menzionata nel Libellus Extimi Lucane Dyocesis del 1260, mentre invece lo è la chiesa di Santa Maria, attuale parrocchiale del paese, situata in basso, a duecento metri di dislivello dal castello, che ha una rendita di CXL libbre (6) . Lucca venne comunque affermando il proprio dominio nella valle nel corso del XIII secolo e, nel 1308, il comune di Benabbio, ormai compreso nella Vicaria Terrarum Civium et Vallis Limae, deve presentare a Lucca per la luminara di Santa Croce un cero di venti libbre (7) .
Nel secondo e terzo decennio del Trecento Benabbio dovette essere al centro dei territori amministrati e dominati da uno dei più stretti collaboratori di Castruccio, quel Luporo da Menabbio che ebbe un ruolo importante, al seguito di Uguccione della Faggiuola, nella presa e nel sacco della città di Lucca del 1314 (8) .
Una figura di grande rilevanza che ricoprì incarichi importantissimi per conto del Castracane (9) , ma che trasfigurata in parte dalla tradizione storiografica ed erudita, soffre della mancanza di una coeva affidabile documentazione (10). Quel che sembra certo è che, dopo la morte di Castruccio, venne meno anche il dominio di Luporo (11) e di lì a pochi anni il castello venne reso inservibile dal punto di vista militare.
Nel gennaio 1334 infatti, nel giro di una settimana, Pertichetto da Pontremoli, incaricato dai Rossi, con dieci maestri lapicidi portò a compimento la distruzione dei castelli di Benabbio e di Controne (12) . Non si trattò con ogni probabilità, data la velocità delle operazioni, di una distruzione totale, ma piuttosto della defunzionalizzazione ragionata e programmata delle difese del castello, verosimilmente con l’apertura di brecce nelle mura e forse con l’abbattimento della torre principale, secondo tecniche attestate dalle evidenze archeologiche in altri siti della lucchesia e della Toscana. Se il castello perse il proprio ruolo militare, l’abitato non dovette andare incontro ad un immediato abbandono, anche se è probabile che allora abbia avuto inizio una progressiva perdita d’importanza demografica a vantaggio dell’insediamento aperto disteso alle pendici del colle ed intorno alla chiesa parrocchiale.
Nel XVI secolo, quando Michel de Montaigne visita il colle del Castello, lo descrive ricco di coltivazioni (13).

L'area di influenza del Castello nel basso Medioevo
L'area di influenza del Castello nel basso Medioevo

 

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Note:

  1. AAL, Diplomatico, A 56, 983, Barsocchini 1844, vol. 3, doc. 1572. Nei documenti del X-XI secolo troviamo le forme toponomastiche: Menabla, Menablacha e Menablo, quindi dal XIII secolo abbiamo Menabbio a cui si affianca nel XVII secolo Benabbio, che finirà per prevalere solo nel XIX secolo. Laganà 2007, p. 15. Pieri 1936, pp. 210-211.
  2. AAL, Diplomatico, +M66, 991, Barsocchini 1844, vol. 3, doc. 1675; AAL, Diplomatico, A 49, Guidi-Pellegrinetti 1921, pp. 6-7; AAL, Diplomatico, ++G 48, 1047, Ghilarducci 1995, p. 66, doc. 25; AAL, Diplomatico, ++0 42, 1047, Ghilarducci 1995, p. 74, doc. 27; AAL, Diplomatico, +G 41, 1053, Ghilarducci 1995, p. 206, doc. 84.
  3. ASL, Anziani avanti la libertà, n. 5, p. 170 e p. 187. Giambastiani 1996, pp. 293-294. ASL, Camarlingo Generale n. 10, c. 82 v. Concioni, Ferri, Ghilarducci 1994, p. 124.
  4. Sardi 1914, p. 89. Savigni 1996, p. 92. ASL, Diplomatico dei Servitii, 3 aprile 1201.
  5. Giambastiani 1996, pp. 78-79.
  6. Guidi 1932, p. 259.
  7. Del Prete-Bongi, p. 40.
  8. Albertino Mussato 1727, p. 604. Ranieri de’ Granci 1915, p. 27. Cronica di Pisa 1729, p. 991. Aldo Manunzio il giovane 1590, p. 24. Giambastiani 1996, pp. 270-272. Sulla figura di Luporo si veda inoltre Giunta 2002, incentrato sull’esame filologico critico del sonetto a lui attribuito.
  9. Un’attestazione inedita mostra Luporo responsabile delle fortificazioni di Pisa nel secondo decennio del XIV secolo, quando egli riceve un rimborso per una cifra da lui anticipata ed impiegata nel riattare gli apparati difensivi della città: “ser Luporo de Menabbio officiali custodie Pisane civitatis florinos milleducentos sedecim de auro vel eorum valentiam computato quolibet florenos libris tribus et solidis duobus pisanorum sine cabella quos ipse ser Luporus expendi fecit in fortellitiis et reparationibus civitatis Pisane et eius custodie de mandato domini Lucani” ASP, Comune A, registro 94, carta 7, verso, cc. 1-81. Questo documento è di grande rilevanza perché, oltre ad aprire uno squarcio di luce sull’attività svolta dal signore di Benabbio, dimostrerebbe che l’esilio di Luporo a Bologna, ricordato dagli storici, in particolare da Niccolò Tegrimi (Tegrimi 1742, p. 37) e da Aldo Manunzio il Giovane (Aldo Manunzio il giovane 1590, p. 78), è successivo alla morte di Castruccio, e non è stato causato da una rivolta di Luporo contro il grande condottiero lucchese; infatti il documento pisano è datato all’8 Luglio 1328, neanche due mesi prima della morte del Castracani avvenuta il 3 settembre 1328 (Tommasi 1847, p. 192). Luporo come collaboratore di Castruccio è ricordato anche dal Petrarca nei Rerum Memorandarum Libri, cfr. edizione a cura di G. Billanovich 1943, pp. 123-124.
  10. Sforza 1861. Giambastiani 1996, p. 271.
  11. I figli di Luporo sono ricordati nei registri della Curia dei ribelli del 1334 ed in quell’anno il padre risultava già deceduto. A.S.L., Curia dei ribelli, n. 6, cc. 9v. e 11 r. e v. Giambastiani 1996, p. 289.
  12. A.S.L., Anziani avanti la libertà, n. 5, p. 170 e p. 187. Giambastiani 1996, pp. 294-295.
  13. Montaigne 1992, p. 291.
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SOMMARIO
La Val di Lima nel Medioevo
Il Castello nel Medioevo
Testimonianze storiche sul Castello di Benabbio
Il Colera del 1855
 



 

 
 
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