I TUMORI MALIGNI NELL’ANTICO EGITTO E IN NUBIA

di Giuffra Valentina

Articolo inserito il 27 gennaio 2006


VALENTINA GIUFFRA     ROSALBA CIRANNI     GINO FORNACIARI

Divisione di Paleopatologia
Dipartimento di Oncologia, dei Trapianti e delle Nuove Tecnologie in Medicina
Università di Pisa

I più recenti studi in campo paleopatologico hanno dimostrato che i tumori maligni non sono una malattia dei tempi moderni, ma affliggevano l’uomo fin dalle epoche più remote[1].
L’antico Egitto e la Nubia rappresentano un campo di ricerca privilegiato per l’abbondanza di materiale scheletrico e mummificato venuto alla luce negli scavi archeologici e messo a disposizione degli studiosi. Nel presente articolo si intende offrire una casistica completa dei tumori maligni riscontrati in queste aree geografiche e pubblicati nella letteratura. Dopo il lavoro di sintesi di Pahl del 1986[2] il numero dei casi è aumentato in maniera significativa ed è sembrato dunque opportuno fare nuovamente il punto della situazione.
Se attualmente i tumori rappresentano la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari[3], ciò non può essere ritenuto valido per i tempi antichi.
Questa patologia era certamente presente, ma la sua incidenza era meno elevata per una serie di ragioni. Innanzitutto l’età media della vita era inferiore rispetto a quella dei tempi attuali: considerando che molti tipi di tumore si sviluppano tendenzialmente a partire dalla quarta e quinta decade di vita[4], è chiaro che nella maggior parte dei casi non si raggiungeva un’età sufficientemente avanzata che giustificasse  l’insorgenza di una patologia tumorale.
Inoltre nel passato non erano presenti molti dei fattori ambientali ritenuti responsabili della trasformazione neoplastica, come l’inquinamento, il fumo di sigaretta, alcuni farmaci, ecc. Questa considerazione tuttavia non deve far dimenticare che sussistevano comunque agenti cancerogeni, quali ad esempio le radiazioni ultraviolette, sostanze chimiche presenti in natura (aflatossina B1, griseofulvina, cicasina, safrolo, noci di Betel) e virus oncogeni[5].
Occorre poi considerare il fatto che solo recentemente l’attenzione degli studiosi si è rivolta alla ricerca di patologie neoplastiche nei resti umani antichi. In precedenza gli antropologi non avevano la preparazione necessaria per individuare i segni della malattia ad un esame macroscopico; inoltre prevaleva l’interesse per gli studi craniologici e razziali. Perciò è possibile che molti casi non siano stati identificati e registrati correttamente.
Un elemento da non trascurare è il fatto che si possono diagnosticare solamente i tumori primitivi o metastatici che abbiano lasciato un’evidenza a livello scheletrico. Si potrebbe obiettare che l’abbondanza di resti mummificati proveniente dall’antico Egitto può ovviare il problema, ma i tumori diagnosticati nei tessuti molli sono in effetti molto rari. Ciò è comprensibile se si considera il trattamento subito dai corpi durante il processo di imbalsamazione, consistente nell’eviscerazione toracica e addominale: fatta eccezione per il cuore e spesso per i reni, tutti gli organi interni venivano asportati, eliminando la possibilità di un’osservazione da parte degli studiosi moderni.
Dall’esame della letteratura sono stati registrati 44 casi di tumori maligni individuati in reperti provenienti dall’antico Egitto e dalla Nubia. In un recente contributo Strouhal3 ha affermato che i casi sarebbero 60, ma in questa cifra vengono compresi anche alcuni casi non ancora pubblicati[6].
Nel presente lavoro i tumori maligni sono stati suddivisi in sei categorie diagnostiche: osteosarcoma, mieloma multiplo, carcinoma metastatico osteolitico, carcinoma metastatico misto (osteolitico e osteoblastico), carcinoma nasofaringeo e altri tipi di tumori non assimilabili alle categorie precedenti.
I tumori sono stati diagnosticati su scheletri o parti di scheletri, fatta eccezione per 5 casi, che si riferiscono a reperti mummificati.

[1] E. STROUHAL, Malignant Tumours in Past Populations in Middle Europe, Proceedings of the XIII the European Meeting of the Paleopathology Association, Chiety, Italy 18th-23rd September 2000, p.265.
[2] W. M. PAHL, Tumors of Bone and Soft Tissue in Ancient Egypt and Nubia: A Synopsis of Detected Cases, International Journal of Anthropology 3(3), 1986, pp.267-276.
[3] S. L. PARKER et al., Cancer Statistics, 1996, Cancer Journal for Clinicians  65, 1996, pp.5-27.
[4] Si veda ad es. R. S. COTRAN – V. KUMAR – T. COLLINS, Le basi patologiche delle malattie, Città di Castello 2000, p.314.
[5] R. S. COTRAN – V. KUMAR – T. COLLINS, op.cit., pp.359-367.
[6] Comunicazione personale, aprile 2004.


Osteosarcoma
E’ il più comune  tumore maligno primario delle ossa caratterizzato dalla neoproduzione, da parte delle cellule neoplastiche, di osteoide e di osso. Attualmente la sua incidenza è di 0,5 – 1,3 su 100.000 individui per anno; colpisce in prevalenza gli uomini rispetto alle donne in un rapporto di 2:1; la patologia insorge principalmente nella seconda e terza decade di vita, con un secondo picco dopo i 40 anni. Interessa di preferenza le ossa lunghe (femore, tibia, omero), dove compare  inizialmente nel tratto metafisario[1]

Paleopatologia:
1)      Individuo di sesso ed età indeterminati, proveniente da Giza (Basso Egitto)  e datato all’Antico Regno. Lesione ossificante dell’epifisi prossimale dell’omero[2].
2)      Individuo di sesso ed età indeterminati, proveniente da Giza (Basso Egitto) e datato all’Antico Regno. Lesione ossificante dell’epifisi prossimale dell’omero[3].
3)      Cranio di individuo di sesso maschile, di 30 anni, proveniente da Giza (Basso Egitto) e datato all’Epoca Tarda. Lesione osteolitica delle ossa facciali di sinistra con reazione osteoblastica sul mascellare superiore e sullo zigomatico[4].
4)      Femore destro di individuo di sesso indeterminato, di età subadulta, proveniente da Saqqara (Basso Egitto) e datato al Nuovo Regno. Lesione distruttiva ed ossificante dei 2/3 prossimali del femore destro[5].
5)      Individuo di sesso ed età indeterminati, proveniente dalla Valle delle Regine (Alto Egitto) e datato al Periodo Romano. Lesione ossificante dell’ileo sinistro[6].
6)      Individuo di sesso maschile, di età adulto matura, proveniente da Wadi Halfa (Bassa Nubia Sudanese) e datato al Nuovo Regno. Lesione osteolitica del mascellare sinistro con formazione di spicole ossee e di tre lesioni della volta cranica[7].

Mieloma multiplo
E’ un tumore maligno primitivo osteolitico di derivazione ematopoietica, localizzato nel midollo osseo. Rappresenta attualmente circa lo 0,7 % di tutti i tumori maligni; vengono colpiti con maggior frequenza gli uomini e compare prevalentemente dopo la quinta decade di vita. A livello osseo le lesioni si riscontrano nel cranio, nelle vertebre, nelle coste e nel bacino; in uno stadio avanzato possono essere coinvolte anche la mandibola, le clavicole, lo sterno e le porzioni prossimali del femore e dell’omero[8].

Paleopatologia:
1)      Individuo di sesso maschile, di 35-45 anni, rinvenuto nella tomba della regina Chentkaus, Abusir (Alto Egitto) e datato all’Epoca Tarda. Lesioni osteolitiche multiple della volta cranica[9].
2)      Individuo di probabile sesso maschile, di 35-45 anni, rinvenuto nella tomba della regina Chentkaus, Abusir (Alto Egitto) e datato all’Epoca Tarda. Lesioni osteolitiche multiple della volta cranica e della mandibola[10].
3)      Individuo di sesso maschile, di circa 50 anni, proveniente da Asiut/Gebelein (Alto Egitto) e datato all’Antico-Medio Regno. Lesioni osteolitiche multiple della volta cranica[11].
4)      Individuo di sesso maschile, di circa 30 anni, proveniente da Asiut/Gebelein (Alto Egitto) e datato all’Antico-Medio Regno. Lesioni osteolitiche multiple della volta cranica, della mandibola e delle coste[12].
5)      Torso e arti inferiori di una mummia appartenente ad un individuo di sesso maschile, di 40-50 anni, proveniente da Tebe ovest (Alto Egitto) e datato fra la fine del Medio e il Nuovo Regno. Lesioni osteolitiche multiple del bacino e delle vertebre[13].
6)      Cranio, vertebre, coste, clavicola e scapola destre di un individuo di sesso maschile, di 50-60 anni, proveniente da Tebe ovest (Alto Egitto) e datato fra la fine del Medio e il Nuovo Regno. Lesioni osteolitiche multiple del cranio e delle vertebre[14].

Carcinoma metastatico osteolitico
Le metastasi derivanti da carcinomi rappresentano i più comuni tumori maligni che colpiscono lo scheletro. I carcinomi primitivi sono di origine epiteliale e possono generarsi dall’epitelio di superficie, sia cutaneo sia di rivestimento degli organi (colon), dai dotti ghiandolari (mammella, fegato) e  dal parenchima ghiandolare (pancreas).
I carcinomi in genere metastatizzano in regioni anche molto lontane dal sito di origine; alcuni hanno più di altri la tendenza a produrre metastasi ossee: fra questi si annoverano i carcinomi della prostata, della mammella e della vescica. L’età di insorgenza è piuttosto avanzata e si colloca dopo la quinta decade di vita; i distretti scheletrici prevalentemente colpiti sono il cranio, le vertebre, le coste e il bacino.
I carcinomi metastatici si definiscono osteolitici quando producono la distruzione del segmento osseo interessato[15].

Paleopatologia:
1)      Cranio di individuo di sesso femminile, di 40-60 anni, rinvenuto nella tomba del re Horemheb, Saqqara (Basso Egitto) e datato all’Epoca Tarda. Lesioni osteolitiche del cranio e dell’orbita destra[16].
2)      Cranio di individuo di sesso femminile, di 30-40 anni, rinvenuto nella tomba del re Horemheb, Saqqara (Basso Egitto) e datato all’Epoca Tarda. Lesioni osteolitiche multiple della volta cranica[17].
3)      Individuo di sesso indeterminato e di età adulta, proveniente da Giza (Basso Egitto) e datato all’Antico Regno. Lesioni osteolitiche della calotta cranica[18].
4)      Cranio di individuo di sesso indeterminato e di età adulta, proveniente da Saqqara (Basso Egitto) e datato al Nuovo Regno. Lesioni osteolitiche multiple della calotta cranica[19].
5)      Individuo di sesso maschile e di 35-37 anni, proveniente da Giza (Basso Egitto) e datato all’Antico Regno. Lesioni osteolitiche multiple della volta cranica e di alcune coste[20]
6)      Mummia appartenente ad un individuo di sesso femminile, di età adulta, proveniente da Tebe (Alto Egitto) e datato all’Epoca Tarda. Lesioni osteolitiche del parietale destro[21].
7)      Individuo di sesso maschile, di circa 40 anni, proveniente da Asiut/Gebelein (Alto Egitto) e datato al Periodo Tolemaico. Lesioni osteolitiche multiple del cranio e del postcraniale (omero destro, nona costa destra, quarta vertebra lombare, osso sacro, bacino, femore sinistro)[22].
8)      Individuo di sesso femminile, di età adulta, proveniente da Asiut (Alto Egitto) e datato al Periodo Tolemaico. Lesioni osteolitiche multiple del cranio, delle vertebre, del bacino e di alcune ossa lunghe[23].
9)      Individuo di sesso femminile, di età adulta, proveniente da Kom el Ahmar/ Sharuna (Alto Egitto) e datato al Periodo Tolemaico. Lesioni osteolitiche del cranio[24].
10)  Individuo di sesso femminile, di età adulta, proveniente da Gebelein (Alto Egitto) e di epoca imprecisata. Lesione distruttiva delle ossa facciali di sinistra[25].
11)  Individuo di sesso maschile, di 44-53 anni, proveniente da Qubbet el Hawa (Alto Egitto) e di epoca indeterminata. Lesioni osteolitiche del cranio[26].
12)  Individuo di sesso maschile, di 46-55 anni, proveniente da Qubbet el Hawa (Alto Egitto) e datato all’Epoca Tarda. Lesioni osteolitiche del cranio[27].
13)  Individuo di sesso femminile, di 48-57 anni, proveniente da Qubbet el Hawa (Alto Egitto) e datato all’Antico Regno. Lesioni osteolitiche del cranio[28].
14)  Individuo di sesso maschile, di età matura, proveniente da Wadi Halfa (Bassa Nubia Sudanese) e datato al Nuovo Regno. Lesioni osteolitiche del cranio e distruzione del ramo mandibolare sinistro[29].
15)  Individuo di probabile sesso femminile e di età indeterminata, proveniente da Gennari (Alta Nubia) e datato al Medio Nubiano. Lesioni osteolitiche in diversi distretti del postcraniale[30].
16)  Individuo di sesso ed età indeterminati, proveniente da Meinarti (Alta Nubia Sudanese) e datato al Periodo Cristiano. Lesioni osteolitiche del cranio e del postcraniale (scapola destra, vertebre toraciche, bacino)[31].
17)  Mummia appartenente ad un individuo di sesso femminile, di età adulto matura, località di provenienza sconosciuta e datato all’Epoca Tolemaica. Lesioni osteolitiche multiple della volta cranica[32].

Carcinoma metastatico misto
Alcuni tipi di carcinomi metastatici  producono sia la distruzione del segmento osseo colpito, sia una reazione osteoblastica con neoproduzione ossea (carcinoma della prostata e dei bronchi).  Per questa loro duplice natura sono definiti carcinomi metastatici misti[33].

Paleopatologia:
1)      Vertebre di un individuo di sesso ed età indeterminati, proveniente da El-Khokha (Alto Egitto) e datato al Nuovo Regno. Lesioni osteolitiche delle vertebre con minima reazione osteoblastica[34].
2)      Individuo di sesso femminile, di 40-50 anni, proveniente da Tebe ovest (Alto Egitto) e datato tra la fine del Medio e il Nuovo Regno. Lesioni osteolitiche multiple con reazione osteoblastica del cranio, omero destro e sacro[35].
3)      Individuo di sesso maschile, di 20-25 anni, proveniente da Tebe Ovest (Alto Egitto) e datato tra la fine del Medio e il Nuovo Regno. Lesioni osteolitiche multiple con reazione osteoblastica del cranio e del postcraniale[36].
4)      Individuo di sesso femminile, di 35-45 anni, proveniente da Sayala (Bassa Nubia Egiziana) e datato al Periodo Cristiano. Lesioni osteolitiche multiple con minima reazione osteoblastica del cranio e del postcraniale[37].

Mieloma multiplo/ Carcinoma metastatico osteolitico
I due casi seguenti sono stati riferiti da Pahl nel suo lavoro del 1986 come possibili carcinomi metastatici o mielomi multipli[38]. Poiché non sono mai stati pubblicati, non è possibile stabilire a quale delle due patologie possano essere ricondotti; se ne da comunque notizia per dovere di completezza, auspicando che ulteriori studi possano consentire una diagnosi più precisa.

Paleopatologia:
1)      Individuo di sesso femminile, di età adulta, proveniente da Saqqara (Basso Egitto) e datato al Periodo Saitico. Lesioni osteolitiche multiple del cranio[39].
2)      Individuo di sesso maschile, di età adulta, località di provenienza sconosciuta e datato all’Epoca Tarda. Lesioni osteolitiche multiple del cranio e delle vertebre[40].

Carcinoma nasofaringeo
E’ un tumore primario della mucosa nasofaringea, oggi raro nei paesi occidentali (0,25 % di tutti i tumori maligni), ma con una incidenza più alta in alcune zone dell’Africa, in Asia sud-orientale e in Alaska. E’ più comune nei maschi rispetto alle femmine; nella sua patogenesi è implicato il virus di Epstein-Barr, un membro della famiglia degli herpesvirus[41].

Paleopatologia:
1)      Cranio di individuo di sesso maschile, di 30-35 anni, proveniente da El-Bersha (Alto Egitto) e datato al Periodo Cristiano. Distruzione del lato destro della regione nasofaringea con apertura del pavimento della fossa pterigoidea[42].
2)      Cranio e mandibola di individuo di sesso femminile, di 35-45 anni, proveniente da Naga ed Der (Alto Egitto) e datato all’Antico/ Medio Regno. Distruzione della maggior parte delle ossa facciali e della base del cranio[43].
3)      Individuo di sesso maschile, di 25-35 anni, proveniente da Gerf Hussein (Bassa Nubia Egiziana) e datato al Periodo Cristiano. Processo distruttivo della base cranica (occipitale, sfenoide, vomere, parte posteriore del palato e turbinati)[44].
4)      Individuo di sesso femminile, di 30-40 anni, proveniente dall’isola di Biga (Bassa Nubia Egiziana) e datato al Periodo Cristiano. Processo distruttivo della parte posteriore del palato[45].
5)      Individuo di sesso maschile, di 35-45 anni, proveniente da Sayala (Bassa Nubia Egiziana) e datato al Periodo Cristiano. Distruzione della maggior parte della regione facciale e dello sfenoide[46].
6)      Cranio di individuo di probabile sesso maschile, di 40-60 anni, proveniente dal tempio di Abu Simbel, Cimitero 204 (Alta Nubia Egiziana) e datato al Nuovo Regno. Distruzione della metà sinistra dello sfenoide e della base del cranio, lesione osteolitica del frontale[47].
7)      Cranio di individuo di sesso maschile, di 30-35 anni, località di provenienza sconosciuta, datato all’Antico Regno. Distruzione del mascellare, del palato e della lamina pterigoidea, lesioni osteolitiche del cranio[48].

Altri tumori
In questa categoria sono stati inseriti i tumori di cui è stata trovata una sola testimonianza paleopatologica.

Paleopatologia:
1)      Individuo di sesso maschile, di 52-61 anni, proveniente da Qubbet el Hawa (Alto Egitto) e datato all’Antico Regno. Tumore primario osteolitico del seno mascellare destro[49].
2)      Mummia appartenente ad un individuo di sesso femminile e di età matura, località di provenienza sconosciuta e datato al Periodo Cristiano. Cistoadenocarcinoma bilaterale delle ovaie[50].

Commento
L’esame della casistica offerta dalla letteratura mostra che il tumore maligno con la più alta incidenza in Egitto e in Nubia è il carcinoma metastatico osteolitico. Questo dato non desta stupore poichè i tumori primari che possono aver prodotto lesioni metastatiche di questo tipo, come il cancro dei polmoni, della mammella, della prostata, ecc., sono molto numerosi.
Nella casistica seguono poi, per incidenza, il mieloma multiplo e il carcinoma nasofaringeo, due neoplasie che sono attualmente piuttosto rare.
E’ stata ipotizzata una relazione tra il mieloma multiplo e alcune condizioni di vita presenti in antico, ossia malnutrizione e infezioni croniche: la stimolazione continua del sistema immunitario potrebbe aver favorito l’insorgenza di cloni plasmacellulari trasformati[51].
Quanto al carcinoma nasofaringeo, il cui agente eziologico è il virus di Epstein-Barr, la sua frequenza è stata messa dapprima in relazione con il consumo di prodotti vegetali ottenuti da euforbiacee. Il virus di Epstein-Barr servirebbe da promotore tumorale rendendo le cellule vulnerabili ad eventi oncogeni successivi; esso si attiverebbe a seguito dell’esposizione delle mucose a sostanze cancerogene, come gli esteri diterpenici contenuti in molte piante appartenenti alla famiglia delle Euforbiacee, che crescono in climi caldi[52].
Studi più recenti hanno messo in evidenza l’esistenza di altri fattori che intervengono nell’insorgenza di questo tipo di tumore. E’ stato provato che il rischio di sviluppare la patologia è più elevato in persone che hanno particolari abitudini alimentari, quali il consumo di pesce sotto sale, di vegetali e di cibi ad elevato contenuto proteico conservati[53]. Questo dato è in accordo con la distribuzione geografica attuale del carcinoma nasofaringeo, che è endemico in Cina, Africa settentrionale e Alaska e può essere ritenuto valido anche per l’antico Egitto, dove si faceva certamente uso di pesce e pollame conservati sotto sale[54].
Anche fattori occupazionali e non legati alla dieta appaiono relazionati al rischio di insorgenza della neoplasia, seppure in misura minore, come l’esposizione al fumo e ai prodotti della combustione[55]; Gli antichi Egizi erano soggetti a questi fattori di rischio a causa del sistema di illuminazione e ai processi di cottura dei cibi.
Quanto all’incidenza dei tumori in relazione all’età di morte si evidenzia come la fascia d’età maggiormente colpita sia quella tra i 20 e i 40 anni. E’ significativo che solo nel caso dei sarcomi sia rappresentata l’età subadulta, mentre per nessuna neoplasia è stata registrata un’età superiore ai 60 anni. Questi dati riflettono la differenza della durata media della vita nell’antico Egitto e in Nubia rispetto ai tempi attuali.
Per quanto concerne l’incidenza dei tumori in base al sesso occorre premettere che il suo valore risulta limitato dalla casualità dei ritrovamenti, dalla limitatezza del campione, nonché dall’indeterminabilità del sesso di molti individui. Tuttavia si può in generale rilevare come la casistica pervenutaci sull’osteosarcoma, sul mieloma multiplo e sul carcinoma nasofaringeo sia in accordo con i dati moderni: attualmente, infatti, queste neoplasie colpiscono maggiormente i maschi, con un rapporto d’incidenza tra i due sessi di circa 2 a 1. Per gli altri tipi di tumore, che insorgono in egual misura in entrambi i sessi, non si può trarre alcuna conclusione significativa.
Quanto infine all’incidenza diacronica dei tumori si deve premettere che  alcune epoche appaiono più rappresentate di altre semplicemente perché, come nel caso del Nuovo Regno e dell’Epoca Tarda, questi periodi sono meglio documentati dal punto di vista archeologico e hanno fornito materiale di studio più abbondante.  
In realtà da questo studio emerge che l’incidenza delle neoplasie si è mantenuta piuttosto costante nel tempo, probabilmente per il fatto che le condizioni di vita, e di conseguenza i fattori cancerogeni, sono rimasti invariati nel corso dei secoli.


[1] A. C. AUFDERHEIDE – C. RODRIGUEZ-MARTIN, The Cambridge Encyclopedia of Human Paleopathology, Cambridge 1998, pp.377-379; D. C. DAHLIN, Bone Tumors, Springfield, Illinois 1978, pp.226-273.
[2] G. E. SMITH – W. R. DAWSON, Egyptian Mummies, London 2002, p.157; D. BROTHWELL, The Evidence of Neoplasms, D. BROTHWELL – A. T. SANDISON, Diseases in Antiquity, Springfield, Illinois 1967, pp.330-331; W. M. PAHL, art.cit., p.269, caso n.7.
[3] G. E. SMITH – W. R. DAWSON, op.cit., p.157; D. BROTHWELL, op.cit., pp.330-331; W. M. PAHL, art.cit., p.269, caso n.8.
[4] N. SALAMA – A. HILMY, A Case of Osteogenic Sarcoma of the Maxilla in Ancient Egypt, British Dental Journal 88, 1950, pp.101-102; W. M. PAHL, art.cit., p.269, caso n.9.
[5] M. SPIGELMAN – P. BENTLEY, Cancer in Ancient Egypt, Journal of Paleopathology 9 (2), 1997, pp.107-114.
[6] A. MACKE – C. MACKE-RIBET, Paléodémographie et paléopathologie d’une population égyptienne inhumée dans la nécropole de la Vallée des Reines (Thèbes-Ouest, Haute-Egypte), Anthropologie et Préhistoire 105, 1994, pp.5-28 (fig.17).
[7] O. V. NIELSEN, Human Remains. Metrical and Non-Metrical Anatomical Variations. The Scandinavian Joint Expedition to Sudanese Nubia, vol.9, Copenhagen 1970; W. M. PAHL, art.cit., p.269, caso n.10.
[8] D. C. DAHLIN, op.cit., pp.159-172; R. S. COTRAN – V. KUMAR – T. COLLINS, op.cit., pp.778-782.
[9] E. STROUHAL -  L. VYHNANEK, New Cases of Malign Tumours from Late Period Cemeteries at Abusir and Saqqara (Egypt), OSSA 8, 1982, pp.165-189 (caso n.3); W. M. PAHL, art.cit., pp.271, caso n.31; E. STROUHAL -  L. VYHNANEK, Nouveaux Exemples de Tumeurs Osseuses Malignes Provenant de Cimetières Egyptiens de la Basse Epoque, Bulletins et Mémoires de la Société d'Anthropologie de Paris 4 (Série 14, No. 2), 1987, pp.159-170 (caso n.3); E. STROUHAL, Myeloma Multiplex versus Osteolytic Metastatic Carcinoma: Differential Diagnosis in Dry Bones, International Journal of Osteoarchaeology 1, 1991, pp.219-224.
[10] E. STROUHAL -  L. VYHNANEK, New Cases…, art.cit., pp.165-189 (caso n.4); W. M. PAHL, art.cit., p.271, caso n.32; E. STROUHAL -  L. VYHNANEK, Nouveaux Exemples…, art.cit., pp.159-170 (caso n.4) ; E. STROUHAL, Myeloma Multiplex versus…, art.cit., pp.219-224.
[11] C. TORRE – G. GIACOBINI – A. SICURO, The Skull and Vertebral Column Pathology of Ancient Egyptian. A Study of the Marro Collection, Journal of Human Evolution 9, 1980, pp.41-44; W. M. PAHL, art.cit., p.271, caso n.27.
[12] C. TORRE – G. GIACOBINI – A. SICURO, art.cit., pp.41-44; W. M. PAHL, art.cit., p.271, caso n.28.
[13] A. ZINK et al., Malignant Tumors in an Ancient Egyptian Population, Anticancer Research 19, 1999, pp.4273-4278, caso n.3.
[14] A. ZINK et al., art.cit., pp.4273-4278, caso n.4.
[15] A. C. AUFDERHEIDE – C. RODRIGUEZ-MARTIN, op.cit., pp.388-390; D. C. DAHLIN, op.cit., pp.356-367.
[16] E. STROUHAL -  L. VYHNANEK, New Cases…, art.cit., pp.165-189 (caso n.1); W. M. PAHL, art.cit., p.271, caso n.29; E. STROUHAL -  L. VYHNANEK, Nouveaux Exemples…, art.cit., pp.159-170 (caso n.1); E. STROUHAL, Myeloma Multiplex versus…, art.cit., pp.219-224.
[17] E. STROUHAL -  L. VYHNANEK, New Cases…, art.cit., pp.165-189 (caso n.2); W. M. PAHL, art.cit., p.271, caso n.30; E. STROUHAL -  L. VYHNANEK, Nouveaux Exemples…, art.cit., pp.159-170 (caso n.2); E. STROUHAL, Myeloma Multiplex versus…, art.cit., pp.219-224.
[18] W. M. PAHL, art.cit., p.271, caso n.34 (caso non pubblicato).
[19] M. SPIGELMAN – P. BENTLEY, art.cit., pp.107-114.
[20] F. H. HUSSIEN – A. M. SARRY EL-DIN – Z. M. ABDALLA, Metastatic Carcinoma in an Old Kingdom Skeleton from Giza (Egypt), P. BLÁHA – V. VANČATA (eds.), Dr. Aleŝ Hrdlička and Anthropology in 1993, Proceedings of 19th Congress of Czech and Slovak Anthropologists, Praha 1993, pp.219-221.
[21] I. ISHERWOOD – H. JARVIS – R. A. FAWCITT, Radiology of the Manchester Mummies, in R. DAVID (ed.), Manchester Museum Mummy Project, Manchester 1979, p.31, mummia n.1777; W. M. PAHL, art.cit., p.271, caso n.40.
[22] M. J. SATINOFF, Preliminary Report on the Paleopathology of a Collection of Ancient Egyptian Skeletons, Rivista di Antropologia 55, 1968, pp.42-43; M. J. SATINOFF, The Medical Biology of the Early Egyptian Populations of Aswan, Assyut and Gebelen, Journal of Human Evolution 1, 1972, p.252 e plate 4; C. TORRE – G. GIACOBINI – A. SICURO, art.cit., pp.41-44; W. M. PAHL, art.cit., p.270, caso n.24.
[23] R. WATERMANN, Palaeopathologische Beobachtungen an altägyptischen Skeletten und Mumien, Homo 11, 1960, pp.167-179; W. M. PAHL, art.cit., p.270, caso n.22.
[24] W. M. PAHL, art.cit., p.271, caso n.44 (caso non pubblicato).
[25] M. F. GABALLAH – Z. BADAWY – R. WALKER, Malignant Lesion in the Face of an Ancient Egyptian Skull, in E. COCKBURN (ed.), Eleventh Annual Meeting of the Paleopathology Association, St. Louis, 1997, p.8.
[26] F. W. RÖSING, Qubbet el Hawa und Elephantine. Zur Bevölkerungsgeschichte von Ägypten, Stuttgart – New York 1990, pp.94-95, individuo 206/162/SKA-2.
[27] F. W. RÖSING, op.cit., pp.94-95, individuo 207/124/KK-4.
[28] F. W. RÖSING, op.cit., pp.94-95, individuo 206/160/SKA.
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