I Marchesi di Saluzzo in San Giovanni :: Introduzione al progetto

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Attività sul campo
I Marchesi di Saluzzo in San Giovanni

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I Marchesi di Saluzzo in San Giovanni

Il progetto “I Marchesi di Saluzzo in San Giovanni” si è svolto a Saluzzo, provincia di Cuneo, tra il 2014 ed il 2015. La ricerca, che ha visto coinvolti il Dipartimento di Scienze della Terra (dott. Adriano Ribolini e dott.ssa Monica Bini) e la Divisione di Paleopatologia del Dipartimento di Ricerca Translazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia (dott. Raffaele Gaeta e dott. Antonio Fornaciari), è stata finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo.
L’obiettivo dello studio era l’indagine sul riconoscimento/individuazione delle sepolture e dei resti bioarcheologici della famiglia dei marchesi di Saluzzo.

Il Marchesato di Saluzzo

Documentato fin dall’anno 1000, Saluzzo è stato un marchesato d’origine aleramica indipendente dal 1175 al 1548. Quattordici marchesi si succedono alla guida del piccolo stato di confine, che mantiene la propria autonomia politica giungendo perfino a contendere ai Savoia il predominio del Piemonte e la costruzione di uno stato regionale (Figura 1).
Intorno alla metà del XII secolo la decisione del primo marchese Manfredi di stabilire la capitale dei propri domini a Saluzzo ne favorì la graduale trasformazione da piccolo borgo a ricca città fornita di castello e dotata di una doppia cinta muraria; i suoi successori riuscirono, con alterne fortune, a ritagliarsi uno spazio importante nel sistema geopolitico regionale a danno dei Comuni vicini e dei duchi di Savoia, mantenendo, anche grazie ai legami politici e culturali con la vicina Francia, la propria autonomia politica per quasi quattro secoli.
Il Marchesato di Saluzzo, che comprendeva oltre alla pianura saluzzese le valli Po, Varaita, Maira e Grana e le enclave di Carmagnola, Dogliani e Centallo, raggiunse la massima fortuna nel XV secolo sotto i successivi governi di Ludovico I e Ludovico II, quando all’espansione economica e ad una crescente prosperità, garantite da un lungo periodo di pace interna ed esterna, fece riscontro lo splendore delle arti e delle lettere. La costruzione dell’imponente cattedrale e l’istituzione nel 1511 della diocesi intesero rimarcare l’indipendenza del piccolo stato; la costruzione del “Buco di Viso” (primo tunnel sotto le Alpi della storia) favorì le comunicazioni e i rapporti commerciali con la Francia meridionale; importanti interventi di governo del territorio e delle acque favorirono lo sviluppo agricolo ed artigianale. Saluzzo si abbellì di quegli insigni monumenti e di quelle soluzioni urbanistiche che ancora oggi fanno del suo centro storico, disteso a ventaglio sulla collina e conservatosi quasi intatto nei secoli, un piccolo gioiello di arte e architettura.
Con la morte di Ludovico II e la dura guerra civile scatenata tra i suoi tre figli in lotta per il potere, inizia la decadenza: travolto dalla contesa franco-imperiale, il piccolo stato è infine annesso al Ducato sabaudo (Trattato di Lione, 1601), nella cui storia da allora confluirà.

Figura 1

 

La storia della chiesa di San Giovanni

La chiesa di San Giovanni, fino alla costruzione della cattedrale saluzzese, costituì l’edificio religioso più importante della città e senz’ombra di dubbio una delle testimonianze architettoniche più vivide nella storia del marchesato. Fondata intorno al 1330 su di una precedente chiesa duecentesca, sede di un importante convento domenicano, divenne ben presto chiesa di rappresentanza della dinastia, cornice delle principali cerimonie che coinvolgevano la vita religiosa della corte. Già a partire da Federico I († 1336) fu scelta come luogo di sepoltura dei marchesi e si avviò a diventare il vero e proprio pantheon della casata. Ampliata e trasformata a più riprese, approdò alla sua forma definitiva agli inizi del XVI secolo col completamento della cappella sepolcrale che racchiude l’eccezionale cenotafio di Ludovico II, capolavoro del ‘gotico fiammeggiante’, terminato nel 1508. Le trasformazioni architettoniche subite dalla chiesa tra XIV e XVI secolo causarono più volte lo spostamento e la ricollocazione delle sepolture marchionali. Ulteriori cambiamenti subì l’edificio nel corso dell’età moderna, al punto che non è più conosciuta l’ubicazione e la consistenza dei resti mortali dei marchesi e dei loro familiari (Figura 2)

Figura 2 Figura 3

Cronistoria

  • 1281: Costruzione del primo edificio sacro dedicato a San Giovanni Battista; è una piccola cappella eretta grazie al contributo dei coniugi Oberto e Genta Maurino ed officiata dai monaci di Staffarda.
  • 1325: I Frati Domenicani ottengono la gestione dell’edificio; si decide di erigere una chiesa a tre navate, con l’orientamento ovest-est e con l’accesso verso nord-ovest, in corrispondenza di quella che è la prima cappella della navata sinistra dell’edificio attuale.
  • 1336: Muore Federico I (1287?-1336), VI marchese di Saluzzo e primo ad essere sepolto nella chiesa. Dobbiamo supporre che sia stato sepolto nell’area più prestigiosa dell’edificio, ovvero nei pressi dell’altare.
  • 1370: Viene ampliata la chiesa con la costruzione di due nuove campate verso nord-est ma con un nuovo orientamento: l’ultima campata diventa infatti il presbiterio, ma viene mantenuto l’antico ingresso.
  • 1376: Erezione del campanile nelle forme attuali.
  • 1396: Morte di Federico II (1332-1396), VIII marchese di Saluzzo, la cui sepoltura si può collocare in corrispondenza del nuovo altare oppure nella cripta antica (secondo D. Muletti ‘…ebbe sepoltura nella chiesa de’ padri di S. Domenico di Saluzzo nello stesso tumulo dell’avo suo Federigo’, Memorie storico-diplomatiche appartenenti alla città ed ai marchesi di Saluzzo, Lobetti-Bodoni, 1829-1833).
  • 1416: Per volere del marchese Tommaso III, lungo il fianco destro, si inizia la costruzione del chiostro triangolare, mai portato a termine.
  • 1416: Morte di Tommaso III (1356 c.-1416), IX marchese di Saluzzo, sepolto insieme alla moglie Margherita di Roussy (†1419).
  • 1466 : Costruzione del chiostro quadrato a nord-ovest.
  • 1473 c.: Viene edificata una nuova campata e si sopprime il primitivo ingresso a favore di un nuovo accesso aperto a sud, corrispondente a quello attuale.
  • 1475: Muore Ludovico I (1406-1475), X marchese di Saluzzo, prima di poter vedere realizzata la una nuova cappella funeraria da lui voluta. Ignota è la sede della sepoltura (secondo M. Perotti ‘…insoluto pare il problema sollevato dalla cappella antica che i Marchesi di Saluzzo possedevano in San Giovanni; non si può sapere ove fosse, salvo che si trovava all’interno del perimetro della chiesa del 1380…’, in ‘La Chiesa di San Giovanni di Saluzzo’, Cassa di Risparmio di Saluzzo, 1981).
  • 1480-1487: Ulteriore allungamento della chiesa in direzione nord-est con altre due campate.
  • 1492: Erezione di gran parte della Cappella del Santo Sepolcro, nuova cripta funebre marchionale.
  • 1504: Morte di Ludovico II (1438-1504), XI marchese di Saluzzo e viceré di Napoli, probabilmente sepolto sotto l’attuale monumento funebre del coro. Ignoriamo se i resti degli illustri antenati siano stati traslati nello stesso luogo (come suggerisce G. Vacchetta in ‘La Chiesa di San Giovanni di Saluzzo’, Torino, S. Lattes e C. Edit., 1931) o lasciati nelle precedenti sedi di sepoltura (come ipotizzato da D. Lobetti-Bodoni in ‘La Cappella del Santo Sepolcro’, 1898). Discordante è invece la versione di Giovanni Andrea Saluzzo-Castellar (1464-1533), testimone diretto, che nel suo ‘Charneto’ afferma che il corpo del marchese è stato tumulato ‘…donda è la sepoltura antiqua deli marchissi’. 
  • 1508: Completata la costruzione della Cappella del Santo Sepolcro.
  • 1548: Morte di Gabriele (1501-1548), XV ed ultimo Marchese di Saluzzo.
  • 1656: Elevazione della cappella della Santa Casa di Loreto lungo il fianco destro della chiesa.
  • 1802: Soppressione dei conventi e dispersione dell’archivio dei Domenicani.
  • 1829: I Padri Serviti diventano gestori dell’edificio, da cui tuttora è custodito.
  • 1841: Parziale sopraelevazione del pavimento e sostituzione delle originali mattonelle in cotto con piastrelle.
  • 1915-1918: Imponenti interventi di ristrutturazione e ridipintura degli affreschi.
  • 1926: Lavori di rifacimento dei loculi nella cripta marchionale.
Figura 4 Figura 5

Fasi della Ricerca

L’indagine GPR (Ground Penetrating Radar)

Il Ground Penetrating Radar (Georadar o GPR) è uno degli strumenti geofisici non invasivi più utilizzati nella ricerca archeologica. Esso rileva discontinuità elettromagnetiche nella sottosuperficie usando un sistema strumentale che genera, trasmette e registra impulsi di energia elettromagnetica ad alta frequenza (100-1200 MHz). L'antenna di trasmissione invia nel sottosuolo un impulso elettromagnetico, l'antenna di ricezione registra gli echi riflessi verso la superficie da parte delle discontinuità elettromagnetiche presenti nel sottosuolo (strutture murarie, cavità, sottoservizi, oggetti discreti ecc), il tutto gestito da un'unità centrale portatile. La conoscenza della velocità di propagazione dell'onda elettromagnetica rende possibile stabilire la profondità a cui si è generata la riflessione.
Nell'ambito di questo progetto la sottosuperficie della chiesa di San Giovanni è stata esplorata tramite un'acquisizione con antenne di frequenza 400 o 600 MHz movimentate secondo una griglia regolare ortogonale di cella 0.5 m. Si sono dunque ottenuti dati molto interessanti come la presenza di alcune sepolture collocate nella prima cappella a sinistra dell’ingresso e l’identificazione di una grossa camera ipogea nella prima metà della navata centrale.
Significative anomalie si sono riscontrate poi nel presbiterio, dominato da una fascia di riflessione che lo attraversa trasversalmente. Questa fascia è evidente a partire da 0.7 m di profondità e si compone di numerose riflessioni subparallele con polarità alternata. Si osserva una forma generale debolmente biconcava, con le riflessioni  che tendo a chiudersi sul lato orientale dell'area acquisita. Al procedere della profondità l'ampiezza della fascia si allarga rimando visibile fino a 1.2-1.4 m al disotto della superficie, quando i segnali riflessi non sono più energeticamente rilevabili.
Tutti questi nuove informazioni acquisite saranno attentamente studiate ed interpretate alla luce dei dati di archivio e grazie al prezioso aiuto degli architetti del Politecnico di Torino. (Figure 4 e 5)

Figura 6

L’ispezione nella cripta absidale

La discesa nella cripta absidale è stata effettuata tramite la botola marmorea presente di fronte al cenotafio di Ludovico II. Per le delicate operazione di sollevamento dell’originale marmo cinquecentesco, è stato necessario avvalersi del restauratore Paolo Cecchettini, diplomato all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La camera ipogea, chiusa dal 1949 (anno della sepoltura della marchesa Artemisia del Carretto) non risultava essere mai stata fotografata né rilevata, infatti si è rivelata essere molto grande (10x7 metri per 3 metri di altezza) ed edificata con interessanti soluzioni architettoniche.
L’ambiente era pesantemente manomesso da recenti interventi (inizi del ‘900), infatti la superficie era piuttosto pulita, tranne per la presenza di rare ossa sparse. Lungo un lato lungo si sono identificati 5 cassoni litici relativi alle sepolture dei marchesi della famiglia Del Carretto (seconda metà del XIX secolo-prima metà del XX secolo), ognuna con la propria epigrafe relativa all’inumato. Sul lato opposto invece era presente un grosso cassone costruito in mattoni e sigillato da una grossa copertura di mattoni e malta cementizia, anch’esso datato ai primi decenni del secolo scorso. Creata una piccola breccia ed introdotta la torcia, è stato possibile identificare una gran quantità di ossa sparse e la presenza di almeno sette crani di adulti. Secondo la nostra opinione questo ossario è il risultato di una importante opera di ripulitura effettuata in epoca moderna per la costruzione dei loculi della famiglia Del Carretto; chi è intervenuto infatti ha rimosso gli scheletri precedentemente inumati e li ha posti, per pietas, nel cassone costruito ex novo.
Al momento attuale non è possibile identificare i soggetti presenti nell’ossario né datarli, ma future indagini sofisticate (lo studio antropologico, il carbonio 14, gli isotopi ecc.) potranno fornirci numerosi dati interessanti e, forse, identificare i resti dei nobili marchesi di epoca medioevale. (Figure 6, 7 e 8)

Figura 7 Figura 8

 


Bibliografia

  • ANTONIOLETTI, L.C. Tesori del Piemonte. Saluzzo. Guida - ritratto della città,Editris, Torino, 1998.
  • BINI M., FORNACIARI A., RIBOLINI A:, BIANCHI A., SARTINI S., COSCHINO F., Medieval phases of  settlements in the Benabbio Castle, Apennine Mountains, Italy: evidences by ground penetrating radar survey, Journal of Archaeological Science, 37, Dicembre 2010, pp. 3059-3067.
  • COMBA, R. San Giovanni di Saluzzo. Settecento anni di storia, Soc. Studi Stor. ArcheologiciProv. Cuneo, 2009.
  • GABRIELLI, N. Arte nell'antico Marchesato di Saluzzo, Istituto Bancario San Paolo, 1974.
  • LOBETTI-BODONI, D. La Cappella del Santo Sepolcro, 1898.
  • MANGIONE, T.Le carte dei Frati Predicatori di San Giovanni a Saluzzo 1305-1505, Soc. StudiStor. Archeologici Prov. Cuneo, 2005.
  • MARCHISIO M., FORNACIARI G., BIANCHI A., D'ONOFRIO L., SARTINI S., A High Resolution Georadar Survey in the Cappelle Medicee at Florence, Science and Technology for Cultural Hertitage,vol. 17/1-2, pp. 99-107,2008.
  • MULETTI, D. Memorie storico-diplomatiche appartenenti alla città ed ai marchesi di Saluzzo, Lobetti-Bodoni,1829-1833.
  • PEROTTI, M. La Chiesa di San Giovanni di Saluzzo, Cassa di Risparmio di Saluzzo, 1981.
  • SALUZZO DI CASTELLAR, G.A.  Charneto (Storia segreta del Marchesato di Saluzzo, Gribaudo 1998 a cura di Natale P.).
  • VACCHETTA, G. La chiesa di San Giovanni di Saluzzo, Torino - S. Lattes e C. Edit. 1931 (2007 SSSPC).

 

Pagina inserita il Il 02/12/2015 | Numero visite: 1206

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