STUDIO PALEOPATOLOGICO DI DIEGO CAVANIGLIA, I CONTE DI MONTELLA (1453-1481)

di Vitiello Angelica

Paleopatologia

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Sara Giusiani*, Angelica Vitiello*, Marielva Torino*, Fabrizia Bossa**, Gino Fornaciari* * Divisione di Paleopatologia, Dipartimento di Oncologia, dei Trapianti e delle Nuove Tecnologie in Medicina, Università degli Studi di Pisa **Centro Radiologico DoCa, Torre del Greco Lo studio antropologico e paleopatologico ha riguardato lo scheletro quasi completo di un unico individuo, rappresentato dai seguenti distretti ossei: Cranio: mancano soltanto il processo zigomatico sinistro, un frammento dell’apice della mastoide sinistra, il gonion e il condilo destro; sono incomplete le ossa nasali. Colonna vertebrale Regione cervicale: sono presenti la seconda, la terza, la sesta e la settima vertebra Regione toracica: sono presenti la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta, la settima, l’ottava, la decima vertebra. Tre frammenti di vertebre toraciche ( faccette articolari e processo spinoso) Regione lombare: è assente solo la quarta vertebra lombare. Coste: 23. Manca l’ultima fluttuante sinistra Sterno: rappresentato dal manubrio, dal corpo e dal processo xifoideo incompleto. Arti superiori Omero destro intero, privo di un frammento di diafisi che impedisce di rilevare la lunghezza massima e totale; ulna destra completa, la sinistra è priva di apofisi stiloide Radio destro assente, il sinistro è completo Ossa della mano destra: piramidale, terzo e quarto metacarpale. Mancano le ossa della mano sinistra Bacino Coxale destro quasi intero (rotta la spina ischiatica), sinistro intero, sacro intero Arti inferiori Femori interi; le patelle non sono presenti; la tibia destra è intera, la sinistra è rappresentata dai 2/3 prossimali e da ¼ distale; la fibula destra è rappresentata da 2/3 prossimali e da un terzo distale, la sinistra è priva di epifisi prossimale. Ossa dei piedi Piede destro: tre metatarsali (primo, secondo e quinto), due falangine, una falangetta; piede sinistro: astragalo. Metodologia di studio La determinazione dell’età di morte per gli adulti è stata stabilita in base alla sinostosi delle suture craniche (Meindl e Lovejoy, 1985), in base all’usura dentaria (Miles, 1963; Brothwell, 1963, Lovejoy, 1985), in base alla morfologia dell’impronta auricolare del coxale (Lovejoy et alii, 1985), in base alla morfologia della superficie sinfisaria (Brooks e Suchey, 1990). La determinazione del sesso è stata stabilita sulla base dei caratteri del coxale (Ubelaker, 1989) e sulla base dei caratteri del cranio (Buikstra e Ubelaker, 1994). Per il rilievo dei caratteri metrici e morfometrici del cranio e del postcraniale sono state seguite le metodologie di Hug (1940) e di Martin e Saller (1956-59). Per il calcolo della statura si è applicato il metodo di Trotter e Gleser (1952, 1958, 1977) Per i caratteri discontinui si è fatto riferimento al lavoro di vari autori (Finnegan, 1978; Hauser e De Stefano, 1989, Buikstra e Ubelaker, 1994; Coppa e Rubini, 1996). Per i caratteri ergonomici si è utilizzato il lavoro di Robb (1994) che ha codificato il rilievo delle inserzioni muscolari, definendone i gradi di sviluppo. Si è fatto riferimento anche ai lavori di Hawkey e Merbs (1995), Mann e Murphy (1990), Galera Garralda, (1993), Capasso (1999), Belcastro, Facchini, Neri, Mariotti (2001). Per la classificazione delle entesopatie si è fatto riferimento al lavoro di Mariotti, Facchini, Belcastro ( 2004). Per la descrizione e classificazione delle patogie si sono utilizzati gli standards stabiliti da un gruppo di antropologi e paleopatologi americani (Buikstra e Ubelaker, 1994) Età La morfologia dell’estremità sternale delle coste depone per un’età di 24-28 anni (fase 3, Iscan et Loth, 1986), la morfologia della superficie auricolare del coxale indica un’età di 25-29 anni (fase 2, Meindl e Lovejoy, 1989) e la morfologia della sinfisi pubica indica un’età di 23.4 ± 3.6 (fase 2, Brooks e Suchey, 1990); il grado di sinostosi delle suture craniche depone per un’età nettamente superiore: 40 anni ± 9.55 che può essere interpretata come una sinostosi precoce, da considerare evidentemente un fenomeno fisio-patologico. Si può pertanto concludere per un’età di morte di 24-29 anni Sesso Tutti i caratteri del cranio indicano il sesso maschile (grado di sessuazione +1); anche i caratteri del bacino, in particolare la grande incisura ischiatica a forma di V stretta, confermano il sesso maschile (grado di sessuazione + 1.16). I valori dell’indice cotilo-sciatico destro e sinistro rientrano nel campo di variazione maschile (i. destro 84.93, sinistro 78.94) Caratteri morfologici, metrici, morfometrici principali del cranio Il cranio presenta un contorno ovoide, è corto (178 mm), stretto ( 136 mm), con un indice di mesocrania (i. 76.40) (cranio medio), la fronte è stretta nel suo diametro minimo (95.5 mm) e nel suo diametro massimo (118.5 mm), con un indice fronto parietale di eurimetopia (i. 70.22). In norma laterale, lo sviluppo della spina nasale è della forma 3 di Broca e il dorso nasale è della forma III di Virchow, la volta cranica è curva, l’occipite è rotondo, il valore di altezza al porion (118.38 mm) e al basion (132 mm) indica cranio mediamente alto, con un indice di ipsicrania (i. 66.50) e ortocrania (i. 74.15), è ortognato (i. 92.92). In norma posteriore la forma del contorno cranico è a casa, il valore dell’indice di altezza-larghezza dal basion indica metriocrania (i. 97.05) e il valore dell’indice di altezza-larghezza dal porion indica acrocrania (i. 87.94). La capacità cranica, calcolata con la formula di Lee e Pearson è di cc 1405 al porion e di 1374 al basion; entrambi i valori indicano euencefalia (encefalo voluminoso). In norma inferiore, l’andamento della sutura palatina è a convessità inferiore, il palato è molto lungo (52 mm), e stretto (33.5 mm), con indice di leptostafilia (i. 64.42). In norma anteriore, la forma delle ossa nasali è del tipo 3 di Hovorka, la forma dell’apertura piriforme è del tipo 3 di Strouhal e Jungwirth, l’andamento del margine inframalare è mediamente concavo, l’indice frontale-trasverso indica fronte mediamente divergente (i. 80.59). La faccia è mediamente alta nella parte superiore ( 69.5 mm), alta (123 mm) nella sua lunghezza totale; le orbite sono mediamente alte ( 33 mm a destra e a sinistra), e mediamente larghe ( destra 40 mm, sinistra 41 mm), mesoconche (i. destro 82.5, sinistro 80.48), il naso è alto (52 mm), mediamente largo (24 mm), leptorrino (i. 46.15) al limite con la mesorrinia Caratteri morfometrici principali dello scheletro postcraniale Le clavicole risultano molto robuste (i. destro 31.81, sinistro 30.65); l’omero destro è robusto (i. 20), euribrachico (i. 86.95); gli indici di robustezza e spessore dei radii e delle ulne sono al di sotto della media; le ulne sono euroleniche (i. destro e sinistro 83.33); l’indice di robustezza del femore destro è nella media (i. 12.12), leggermente al di sotto quella del femore sinistro (i. 11.81), i femori sono entrambi eurimerici (i. destro 93.33, sinistro 89.06), il destro ha pilastro medio (i. 115.38, il sinistro pilastro forte i. 124); l’indice di robustezza della tibia destra è leggermente inferiore alla media (i. 19.70), le tibie sono euricnemiche al foro nutritizio (i. destro 75, sinistro 79.03) e a metà diafisi (i. destro 77.96, sinistro 83.92). Caratteri morfologici del postcraniale Il sacro è ipobasale, molto piatto. La diafisi del femore destro è molto incurvata mentre la diafisi del femore sinistro è rettilinea. Caratteri discontinui Sono presenti 5 ossicini coronali sulla parte destra della sutura, ossa wormiane sulla parte destra e sinistra della sutura lambdoidea, foro extrasuturale sulla mastoide destra e sinistra, forame di Huschke a destra e a sinistra. Faccetta di Poirier prevalente a destra. Indici di proporzione degli arti L’indice clavicolo-omerale (i. 40) indica una clavicola corta rispetto all’omero; l’indice tibio-femorale di 81.81 indica gamba corta (brachicnemia) Statura In base alla lunghezza dell’omero destro, del radio sinistro, dell’ulna destra, dei femori e della tibia destra, la statura, calcolata con il metodo di Trotter e Gleser, è di cm 174 Marcatori scheletrici di attività occupazionali ed entesopatie Esostosi dell’inion; sono molto evidenti le inserzioni dei muscoli intercostali. La precoce fusione del manubrio con il corpo e del corpo con il processo xifoideo dello sterno è indice di un’intensa sollecitazione da stress, da microtraumi frequenti. Entesopatia a livello dell’area d’inserzione deltoide della clavicola sinistra, molto marcata l’inserzione del deltoide della clavicola destra (grado 4). La cavità romboide della clavicola destra per l’inserimento del legamento costo-clavicolare è a fossa depressa mentre quella della clavicola sinistra è a forma di cresta sollevata. L’area d’inserzione del legamento conoide si presenta in entrambe le clavicole con un tubercolo molto prominente e rugoso, l’area d’inserzione del muscolo pettorale si presenta appiattita e con superficie irregolare. Le scapole presentano entesopatie del piccolo rotondo e grande rotondo, molto marcata è l’area d’inserzione del deltoide in entrambe le scapole. Entesopatia nell’area d’inserzione del deltoide all’omero sinistro, (meno marcata l’inserzione all’omero destro). Le aree d’inserzione del gran pettorale, del gran dorsale e gran rotondo dell’omero destro (non sono rilevabili quelle sinistre) sono molto marcate. La maggior parte delle altre aree d’inserzione di entrambi gli omeri sono evidenti (sottoscapolare, sopraspinato e infraspinato, piccolo rotondo, origine comune degli estensori), meno evidenti sono quelle dell’anconeo. Leggera esostosi a livello della troclea dell’omero destro. L’inserzione del bicipite del radio sinistro è evidente. Le aree di inserzione più marcate delle ulne sono quelle del tricipite, del supinatore e del brachiale mentre quelle dell’anconeo, del pronatore rotondo e del flessore superficiale delle dita sono poco evidenti. L’area d’inserzione molto marcata in entrambi i coxali è quella del retto del femore, la spina ischiatica molto sviluppata del coxale sinistro (la destra è rotta) indica la forza di trazione del gemello superiore. Il legamento patellare di entrambe le tibie è marcato. Marcatori muscolo-scheletrici dei cavalieri Le aree d’inserzione muscolare dei coxali sono ipertrofiche (piccolo gluteo, medio gluteo, grande gluteo, bicipite del femore, grande adduttore, semimbranoso e semitendinoso). Le cavità acetabolari sono molto ovalizzate, con forte artrosi, e con i bordi slabbrati. I femori hanno la faccetta di Poirier (più marcata a destra), nella fossa trocanterica spicole bilaterali ma prevalenti a destra, la fovea di entrambi i femori è profonda con bordi rilevati, si osservano entesopatie del piccolo, medio e grande gluteo, del vasto laterale (entesopatia più accentuata a destra), degli adduttori e del gastrocnemio (entesopatia più accentuata a destra). Si osserva anche la rotazione e lo schiacciamento del piccolo trocantere di entrambi i femori. Ipertrofia del soleo delle tibie (più accentuata a destra), lieve artrosi del primo metatarsale destro (il sinistro non è presente). Anomalia congenita Si osserva la fusione della quinta vertebra lombare con la prima vertebra sacrale. Patologie scheletriche Sono presenti ernie esteriorizzate, con intaccamento dell’anulus fibrosus. sulle superfici dei corpi della settima e ottava toracica. Le vertebre toraciche presentano l’ossificazione dei legamenti gialli. Il bordo posteriore del corpo della quinta lombare presenta un infossamento con cribrosità. Lo sterno presenta la fusione precoce del manubrio e del processo xifoideo al corpo. Le facce articolari dello sterno per le prime coste si presentano cribrose e tormentate da crestoline. Leggerissima artrosi a livello dell’incisura semilunare delle ulne. La superficie auricolare destra e sinistra del sacro hanno un bordo osteofitico. Il bordo inferiore del forame otturato del coxale presenta una spicola ossea evidente. Le faccette peroneali di entrambe le tibie presentano segni di artrosi. Strie di arresto di crescita (o di Harris) L’esame radiologico delle tibie ha permesso l’individuazione di una stria di Harris, una linea trasversale segno di un arresto di crescita causato da uno stato di malattia o da un prolungato episodio carenziale (stress). La stria è ben visibile allo stesso livello su entrambe le tibie (frecce). E’ stato possibile calcolare (secondo Maat) che Diego Cavaniglia soffrì di una grave patologia, poi risoltasi, intorno ai 13 anni e mezzo. Esame della dentatura E’ stata rilevata la seguente formula dentaria: 8 7 6 p 4 p p p + p p p p 5 a 7 7 6 p p p p p – p p p 4 5 6 7 8 Legenda: a = perso intra vitam p= perso post-mortem Note: Anomalie di forma: - i secondi premolari superiori, 5+5, si presentano biradicolati; - il terzo molare superiore di destra, 8+, si presenta di dimensioni ridotte rispetto all’altro terzo molare presente, -8, che è di dimensioni regolari; - il secondo molare superiore di sinistra, +7, presenta una cuspide accessoria; - la spina dello Spix di sinistra una presenta anomalia di forma. Anomalie di sede: - il terzo molare superiore di destra, 8+, è estruso a causa della mancanza dell’opponente. • Anomalia di usura: - il primo molare inferiore di destra, 6-, presenta una maggiore usura vestibolare. E’ presente tartaro, con moderato grado di riassorbimento osseo alveolare, grado 1, a livello di 6+6; 6-, ed una deiscenza ossea a carico della radice vestibolo-distale del secondo molare superiore di destra, 7+. Il riassorbimento osseo del secondo molare superiore di destra, 7+, e la pronunciata usura della superficie vestibolare del primo molare inferiore di destra, 6-, propongono un’ipotesi di stress masticatorio a carico del settore di destra, probabilmente a seguito di un maggiore impegno nella triturazione del cibo per l’impossibilità di utilizzo del lato sinistro a causa della perdita del primo molare superiore di sinistra, +6, avvenuta in tempi remoti per la perfetta riparazione dell’osso alveolare. Esame radiologico TAC ad alta definizione del cranio L’esame tomodensitometrico del cranio evidenzia suture normoconformate; l’aspetto dei tavolati cranici e della diploe è regolare così come la morfologia dei solchi vascolari e delle granulazioni del Pacchioni. Sul profilo della base cranica, la sella turcica presenta un aditus di ampiezza nei limiti con regolare mineralizzazione delle pareti e del dorsum. Le rocche petrose presentano una regolare pneumatizzazione. I canali acustici interni sono simmetrici e di regolare morfologia e volumetria. I forami della base cranica ed il forame magno presentano una normale conformazione.I seni frontali, mascellari e sfenoidale presentano una normale pneumatizzazione nonché una regolare morfologia. Infine, il setto nasale presenta una laterodeviazione sinistra convessa. Sovrapposizione cranio-facciale La sovrapposizione cranio-facciale ha permesso il rilievo di notevoli discrepanze fra il profilo reale del cranio (con infossatura nasale, naso più aquilino, mento più prominente) e quello della raffigurazione funeraria, evidentemente idealizzata in base ai canoni stilistici tardo-gotici. Conclusioni Si tratta di un individuo di sesso maschile di 24-29 anni, alto 174 cm, caratterizzato da mesocrania (cranio medio), da una faccia alta, da orbite mesoconche (medie) e da naso leptorrino (medio-lungo), con una capacità cranica che indica euencefalia (encefalo voluminoso). I marcatori scheletrici di attività occupazionali rivelano un individuo che ha esercitato un’intensa attività fisica sin dalla giovane età. Anche la fusione del manubrio al corpo dello sterno e del processo xifoideo al corpo sembra il risultato di un’attività così intensa da portare alla fusione precoce, fusione che si riscontra, invece, normalmente in soggetti di età maturo-senile. Le inserzioni muscolari e ligamentarie particolarmente marcate o con entesopatie, nella parte superiore dello scheletro, sono quelle dei muscoli intercostali, del legamento costo clavicolare, del legamento conoide, del muscolo deltoide, del piccolo e grande rotondo, del supinatore e del brachiale. Il muscolo deltoide è il principale abduttore del braccio(allontana il braccio dal tronco). L’ipertrofia dei muscoli piccolo e grande rotondo delle scapole è il risultato di intensi e ripetuti movimenti di retroversione ed extrarotazione del braccio, mentre l’area d’inserzione molto marcata del gran pettorale dell’omero destro (a sinistra non si può rilevare) testimonia uno stress biomeccanico dovuto a movimenti di adduzione, flessione e rotazione interna del braccio. L’area d’inserzione del supinatore dell’ulna sinistra molto forte (quella di destra è meno marcata) indica intensi e ripetuti movimenti di supinazione e iperestensione del braccio, la forte inserzione del brachiale (più forte a sinistra) indica una flessione forzata e ripetuta del gomito. La presenza di ernie di Schmorl a livello dorsale basso della colonna vertebrale può essere dovuta all’esposizione della colonna a pesi eccessivi in periodo adolescenziale. In alcuni studi su esponenti di classi gentilizie di epoca rinascimentale (i duchi Caetani di Formia, gli Aragonesi di Napoli) si è rilevata l’alta incidenza di ernie intraspongiose che ha interessato esclusivamente il sesso maschile. Il fenomeno potrebbe essere messo in relazione con la consuetudine, nelle classi elevate, di allenare i maschi, sin da bambini, all’uso delle armi, sovraccaricandoli con pesanti armature. Anche la sollecitazione a cui è soggetta la colonna vertebrale nella pratica equestre, nel caso che questa inizi in età infantile, può contribuire alla formazione di ernie di Schmorl. E’ interessante rilevare la sacralizzazione della quinta lombare, un’anomalia congenita, che nella popolazione attuale ha un’incidenza tra il 2.5 e il 3.2%. I marcatori scheletrici che si rilevano nella parte inferiore dello scheletro forniscono preziose indicazioni sul tipo di attività fisica esercitata dall’individuo in studio. L’associazione dell’ovalizzazione dell’acetabolo con l’ipertrofia dei muscoli dei coxali, con la presenza della faccetta di Poirier sulla parte anteriore del collo dei femori, con il bordo rilevato della fovea dei femori, con gli osteofiti della fossa trocanterica, con lo schiacciamento e la rotazione del piccolo trocantere, con l’ipertrofia di tutti i muscoli dei femori, con l’ipertrofia del soleo di entrambe le tibie, con l’artrosi del primo metatarsale, delinea il quadro di un’intensa pratica equestre. L’esercizio intenso e ripetuto della pratica equestre, infatti, porta ad una serie di alterazioni microtraumatiche sull’anca, sul femore e sulla tibia. L’ovalizzazione dell’acetabolo è dovuto alla sollecitazione della testa del femore sulla parte superiore dell’acetabolo durante le cavalcate. L’estensione della superficie articolare della testa del femore sul collo (faccetta di Poirier) e le spicole ossee intorno alla fovea, dove si inserisce il legamento rotondo, sono determinati dalla sollecitazione continua ed intensa della testa del femore a contatto con l’acetabolo. I muscoli glutei e gli adduttori sono fortemente impegnati per rimanere saldi in groppa al cavallo, il piccolo trocantere dove si inserisce il muscolo ileopsoas, che permette la flessione e la rotazione dell’articolazione a livello dell’anca, viene sollecitato in modo tale da subire una rotazione mediale e uno schiacciamento. A livello della fossa trocanterica, dove è localizzata l’inserzione del muscolo otturatore interno e dei muscoli gemelli, la formazione di osteofiti è dovuta a movimenti continui ed energici di rotazione esterna della coscia. La lieve artrosi, che si rileva a livello di alcune articolazioni, può essere interpretata, data la giovane età del soggetto, come conseguenza di un’attività fisica particolarmente intensa. Infine, non sono stati rilevati segni di ferite o anche di traumi sullo scheletro né sono state rilevate patologie ossee che possano permettere di risalire alla causa della morte. Non si può escludere, tuttavia, che il soggetto sia deceduto in seguito a lesioni che potrebbero aver interessato soltanto i tessuti molli, lasciando integre le ossa. BIBLIOGRAFIA BELCASTRO M.G., FACCHINI F., NERI R., MARIOTTI V., 2001, Skeletal markers of activity in the early middle ages necropolis of Vicenne-Campochiaro (Molise, Italy), Journal of Paleopathology, vol. 13 (3), pp. 9-20. BERRY A.C. e BERRY R.J., 1967, Epigenetic variation in the human cranium, Journal Anatomy, 101, pp. 361-379. 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Articolo inserito il 25 aprile 2006 e letto 8723 volte

 
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