La Divisione di Paleopatologia e il Dipartimento di Antropologia della Ohio State University presentano il Progetto di studio e scavo archeologico del monastero Camaldolese di Badia Pozzeveri, Altopascio.

VAI AL DIARIO DI SCAVO
VAI ALLA PAGINA UFFICIALE DELLA FIELDSCHOOL

Ogni estate partirà  uno scavo congiunto tra i due dipartimenti al fine di realizzare un’indagine pluriennale ad ampio raggio sul territorio di Altopascio (Lu)

Premessa

Il territorio lucchese possiede un patrimonio archeologico d’epoca medievale di grande rilievo, in parte conosciuto ed in parte ancora da scoprire e valorizzare. Il Medioevo ha lasciato un segno indelebile sulla conformazione della rete insediativa attuale composta da nuclei urbani, castelli, villaggi aperti, pievi, chiese e monasteri. Nel paesaggio della Val di Serchio e della piana lucchese i resti materiali della storia si sono fossilizzati come aree archeologiche, ma anche come ruderi monumentali o come centri abitati in cui le varie fasi di sviluppo sono ben caratterizzabili. Con questo patrimonio le diverse generazioni hanno trovato forme “civili” di convivenza, giungendo perಠtalvolta anche a confliggere. Oggi è necessario trovare un nuovo equilibrio per rendere lo sviluppo contemporaneo compatibile con la conservazione di tali beni, ma soprattutto è necessario creare i presupposti perché la risorsa archeologica divenga motore di crescita per il territorio. L’archeologia, con il suo bagaglio metodologico e informatico, permette di rendere leggibile e fruibile il paesaggio storico, di svelarne il significato agli specialisti ma anche al grande pubblico, oggi più che mai interessato e affascinato dalla conoscenza del passato. In quest’ottica i giacimenti archeologici ed il paesaggio che li circonda dovrebbero essere percepiti come una risorsa capace di innescare attività  imprenditoriali compatibili con uno sviluppo sostenibile. La possibilità  concreta di effettuare un’indagine di scavo su di un sito complesso, pluristratificato, al centro di un territorio di enorme valore storico-ambientale, è il primo passo verso un cammino di crescita nella direzione auspicata.

La vicenda storica ricostruita dalle fonti scritte1

La prima menzione della località  di Pozzeverisi ha nell’anno 952, quando Uberto, margravio di Tuscia e figlio di Ugo di Provenza, concede a Teudimondo Fraolmi “quinque casis set rebus illis massariciis in loco et finibus ubi dicitur Pozeuli”, condotte dai massari Flaiperto, Urso, Pietro, Teuzio e Cerbonio2. Nel 1039 la località  è nuovamente nominata nelle carte lucchesi3 come un borgo che comprende due edifici ecclesiastici: la chiesa di Santo Stefano “que esse videtur in Burgo de Puctieuli”, e la chiesa di San Pietro “prope suprascripto burgo de Puctieuli”. Successivamente al 1044  il borgo di Pozzeveri e la chiesa di Santo Stefano  non saranno più nominate nelle carte arcivescovili, mentre la chiesa di San Pietro, a partire dal 1056, diventa la sede di una comunità  di sacerdoti. La nuova canonica, creata seguendo i dettami della riforma della chiesa che in quegl’anni trovava nei vescovi lucchesi e nella città  di Lucca particolare vigore, è la terza ad essere istituita nella diocesi lucchese dopo la canonica di Santa Maria a Monte (1025) e la canonica della cattedrale di San Martino (1048). Già  nel 1086 i documenti ci parlano di “ecclesia et monasterium beati sancti Petri apostoli qui est consctructus in loco ubi dicitur Potieule4, ed il riconoscimento della trasformazione della canonica in monastero è sancita nel privilegio del pontefice Urbano II del 1 febbraio 1095, con il quale è stabilito pure il diritto di libera sepoltura5. A partire dal 1103 fa la sua comparsa un abbas come rettore del monastero6, mentre fino ad allora si era sempre trattato di un rector o di un prior; è probabile che questo cambiamento di titolatura coincida con l’ingresso a Pozzeveri dei Camaldolesi di San Romualdo7. Nello stesso anno si ha notizia di un ospedale annesso al monastero e retto da un certo Morando, che sottolinea il rapporto strettissimo dell’istituzione monastica con la viabilità  francigena8. L’abbazia, riccamente dotata dai nobili porcaresi, suoi giuspatroni, riceve ulteriori donazioni nel corso del XII e XIII secolo ampliando il proprio patrimonio immobiliare9. Tra le attività  economiche più redditizie dell’ente, insieme ai proventi delle coltivazioni di numerosi appezzamenti di terra situati nella lucchesia orientale, hanno un posto di particolare rilievo le attività  molitorie condotta in cinque opifici installati sulla Pescia Minore, a cui vanno aggiunti l’allevamento del bestiame e lo sfruttamento della porzione nord orientale del padule e del lago di Sesto10. Dal Libellus extimi lucane diocesis del 1260 l’abbazia di Pozzeveri viene stimata lire 2800 e si colloca, per il patrimonio, fra le istituzioni religiose più ricche della diocesi11. Il XIV secolo vede l’area dell’abbazia al centro delle vicende belliche toscane con conseguente danneggiamento del suo territorio e degrado dell’istituzione, che comincia allora la propria decadenza. Nel settembre del 1325 l’abbazia è occupata, insieme ai terreni circostanti, dagli accampamenti dell’esercito fiorentino guidato da Ramondo di Cardona, ed il 22 settembre proprio tra la Badia e Altopascio si svolgono le operazioni militari della celebre battaglia che vide il trionfo di Castruccio. L’abbazia è abbandonata per alcuni decenni dalla comunità  di monaci a causa delle guerre continue con Firenze; le rendite sono limitate dalle distruzioni e dai saccheggi che causano lo spopolamento delle terre del monastero. La comunità  di monaci si è ormai stabilita a Lucca, nella casa dell’ Abbazia fuori porta San Gervasio. L’ultimo abate, Agostino, resse l’istituzione camaldolese dal 1388 al 1408, ma rimasto senza monaci sembra operare come un qualsiasi abate commendatario fino alla soppressione definitiva dell’ente che, con bolla pontificia del 3 luglio 1408, è unito da papa Gregorio XII al capitolo della cattedrale lucchese12.

Le emergenze monumentali e le tracce sepolte

Il sito di Badia Pozzeveri conserva in elevato le strutture medievali della torre campanaria, fino al terzo superiore, e della chiesa abbaziale (abside, transetto settentrionale e fianco nord). La chiesa e la torre campanaria hanno subito, nel corso del XIX secolo, cospicui interventi di ristrutturazione che ne hanno alterato l’originaria veste romanica, tuttavia, sia la pianta della chiesa, ad unica navata con transetto, che la struttura della porzione inferiore della torre, così come il paramento della tribuna e del transetto della chiesa, risultano ben leggibili. L’abside romanica – realizzata nella porzione inferiore in conci squadrati di verrucano, rifilati a nastrino e spianati a subbia – risulta paragonabile agli esempi migliori del romanico lucchese di XII secolo, e trova i confronti più immediati in alcune fabbriche cittadine quali il San Giusto ed il San Frediano. Il transetto è costruito con una tecnica mista che prevede l’impiego di conci squadrati in verrucano, nei cantonali, e di bozzette di arenaria per i paramenti. La base della torre campanaria, edificata in pietre tagliate e approssimativamente rifilate, murate in corsi irregolari con abbondante impiego di legante, risale probabilmente all’XI secolo, epoca della prima Canonica di Pozzeveri; trova infatti qualche confronto con il campanile del San Cassiano di Controni, della Pieve di San Macario e con il campanile di Sant’Agostino a Lucca. I resti dell’abbazia medievale (refettorio, capitolo, chiostro, ambienti abitativi del monastero) sono completamente sepolti. Dalla presenza comunque di un pozzo, collocato a sud della chiesa e compreso probabilmente nel chiostro del monastero, si puಠevincere come le strutture abbaziali si sviluppassero a sud dell’edificio sacro. L’area retrostante l’abside della chiesa, così come quella adiacente al fianco nord, dovevano essere in gran parte adibite a spazio cimiteriale. E’ inoltre estremamente probabile che un muro di cinta cingesse gli spazi monastici. All’esterno dell’abbazia sorgevano probabilmente alcuni nuclei abitati, più volte ricordati nella documentazione scritta, formati da edifici in materiale deperibile e/o in muratura che non hanno lasciato in vista alcuna traccia apprezzabile.Â

Le domande storico-archeologiche e gli obiettivi del progetto

– Scavo e studio dell’area cimiteriale circostante gli edifici abbaziali (demografia, tipologie sepolcrali, ritualità  funeraria).

Analisi antropologica e paleopatologica degli inumati medievali afferenti alla Badia di Pozzeveri.
– Ricostruzione dell’evoluzione dell’insediamento dall’alto medioevo all’età  moderna.
– Analisi della cultura materiale di un centro monastico collocato lungo la Francigena, in un’area palustre e periferica delle sei miglia lucchesi (scambi di saperi tecnici, flussi commerciali, attività  economiche legate alla vita monastica ed all’ambiente del lago di Sesto).

Localizzazione del Sito
San Pietro di Pozzeveri, già  chiesa abbaziale della Badia di Pozzeveri, si trova nell’omonima località  del comune di Altopascio (LU), vicino a quella che durante il medioevo costituiva la sponda nord orientale del Lago di Sesto. L’abbazia era posta a brevissima distanza dal tracciato della via Francigena, e sorgeva su una leggerissima prominenza di circa 20 m s.l.m. che le permetteva di dominare la distesa lacustre e gli acquitrini circostanti.


Note

  1. Le informazioni storiche e i relativi riferimenti documentari sono stati tratti da Seghieri 1978 e Concioni 2010.
  2. AAL, ++ D. 39.
  3. AAL, ++ D. 38.
  4. RCL I/488, p. 205.
  5. ACL, bolla AA. 24.
  6. ACL, perg. R. 34.
  7. Seghieri 1978, pp. 18-19.
  8. RCL I/625, p. 261.
  9. Seghieri 1978, pp. 25-35.
  10. Seghieri 1978, pp. 37-41.
  11. BSL, Ms 135. Guidi 1932.
  12. ACL, bolla CC. 36.

Bibliografia:
AAL = Archivio Arcivescovile di Lucca.
ACL = Archivio Capitolare di Lucca.
BSL = Biblioteca Statale di Lucca.
RCL = Regestae  chartarum Italiae. Guidi P., Parenti O., Regesto del Capitolo di Lucca, volume I, Roma 1910.
Barsocchini D., Memorie e documenti per servire all’istoria del Ducato di Lucca, tomo I, parte I-III, Lucca 1837-1844.
Concioni M., Insediamenti monastici in diocesi di Lucca al tempo della morte di San Bruno, Rivista di Archeologia Storia e Costume, XXXVIII, 1-4, 2010, pp. 45-98.
Giusti M. 1948, Le canoniche della città  e diocesi di Lucca al tempo della Riforma Gregoriana, in Studi Gregoriani, vol. III, Roma.
Guidi P., Tuscia, La Decima degli anni 1274-1280, Città  del Vaticano 1932.
Nanni L., La Parrocchia studiata nei documenti lucchesi dei secoli VIII-XIII, Roma 1948.
Seghieri M. 1978, Pozzeveri. Una badia, Pescia.
Seghieri M. 1985, Porcari e i nobili Porcaresi: un castello, una consorteria, Porcari.