Comunicazione presentata al 46° Convegno della Società Italiana di Storia della Medicina.
Siena, 24–27 ottobre 2007

Franco Bellato*    Gino Fornaciari**

*     Psichiatra, Vice Presidente e Consigliere –  Fondazione Mario Tobino, Lucca.
**  Ordinario di Storia della Medicina –  Università degli Studi, Pisa.

Summary
The Authors, on archives documents, describe the origin of the Madhouse of Lucca, open in 1773 in accordance with the Enlightenment ideas of treatment and not of segregation of the madmen.

Nel clima culturale della seconda metà del Settecento in Europa il dispotismo illuminato consente numerose riforme sia nel campo giuridico che in  quello economico, fino a quello ecclesiastico.
L’anticlericalismo dei filosofi illuministi informa le tesi giurisdizionaliste e le azioni di molti governi per porre un freno all’accumulazione delle ricchezze da parte delle cosiddette manomorte.
Numerose Leggi furono promulgate in proposito da Francesco I di Lorena, Granduca di Toscana, Luigi XV di Francia e da Maria Teresa d’Austria per impedire l’accumulo di ricchezze da parte della Chiesa e destinarle al bene comune assicurato dai Sovrani ai loro sudditi.
Anche nella Repubblica di Lucca la classe dirigente era aperta alle idee illuministe e razionaliste, tanto da approfondire il dibattito sulle Scienze (Bellato et al.1977) con  un evento di grande significato: nel 1758 si iniziò la pubblicazione dell’ “Encyclopédie ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métierspar Denis Diderot et Jean d’Alembert, a cura del nobile lucchese Ottaviano Diodati  per i tipi di Vincenzo Giuntini, proseguendo la tradizione di apertura culturale già manifestata nei secoli XVI e XVII nei confronti delle idee riformiste e calviniste (Bellato et al. 1983).
Lucca nel 1764 approvò una legge sulle manomorte che riguardava anche l’Ospedale di San Luca e della Misericordia, considerato una manomorta a causa dello statuto che obbligava a versare presso il Banco dell’Abbondanza ogni somma di denaro ricavata da eventuali vendite di immobili ed a utilizzare tali somme solo per nuovi acquisti di uguale natura.
Già nel 1757 i Consoli della Corte dei Mercanti, cioè della corporazione di commercianti ed industriali manifatturieri che aveva il patronato sullo Spedale, Vincenzo Bottini e Gio. Battista Mansi,  prepararono una Relazione sullo stato indigente dello Spedale  per il Consiglio Generale della Repubblica.
Tra l’altro si proponeva di….” ricorrere a Sua Santità per domandare che le entrate di qualche luogo pio venissero applicate allo Spedale…”(C.M. 816, f. 41)
Anche il patrizio Gio. Attilio Arnolfini  nel 1769 rimise una Relazione al Consiglio Generale  sullo Spedale di San Luca,  che evidenziava la assoluta necessità di aumentarne le rendite  e di ottenere una migliore e più giusta distribuzione delle medesime di cui godono gli ecclesiastici e i luoghi pii.
(Arnolfini, mss.118, A.S.L.).
E’ questa proposta espressione della cultura e dell’intelligenza del nobile lucchese, uomo di governo, matematico, idraulico, economista, non cristallizzato nella contemplazione del passato, ma ansioso di un progresso che riteneva indispensabile, nel più puro spirito illuministico.
L’assistenza per i pazzi poveri, chiusi nelle carceri o che vagabondavano per la città e per il contado, doveva essere adeguata alle nuove idee: il pazzo cioè non era più posseduto dal demonio, ma viveva un conflitto interno alla propria ragione, era responsabile della propria follia e poteva essere curato ricercando le cause della contraddizione che lo aveva alienato (Del Pistoia et al. 1981).
Arnolfini, chiedendo l’istituzione di un “Albergo per i pazzi”, aveva presente l’esempio di Firenze, dove nel 1750 era stato destinato ai folli, fino ad allora custoditi nell’Arcispedale di  Santa Maria Nuova, l’erigendo Ospedale di Santa Dorotea, che iniziò a funzionare nel 1754.
Il Consiglio Generale della Repubblica approvò la Relazione  assieme ad un memoriale del  Rettore dello Spedale della Misericordia  e di  San Luca, Bernardino Torre Vanni,  sulla situazione economicamente sempre più critica del medesimo e, con Riformagione Segreta del 5 maggio 1769, deliberò che…” la soppressione del Monastero di Fregionaja con le rendite incamerate  parrebbe intendersi adatto al bisogno, con obbligo di ricevere e mantenere i Pazzi della Città e dello Stato”. (C.G. 429, f. 871)
Iniziarono quindi presso la Santa Sede, le pratiche  e il Pontefice Clemente XIV Ganganelli con   le Bolle del 1770  “Bonus ille pastor” e “Alia pro parte dilectorum filiorum”  soppresse la Congregazione dei Canonici Regolari Lateranensi di S. Maria di Fregionaja e concesse in enfiteusi perpetua tutti i beni allo Spedale di San Luca e della Misericordia. (Dipl. C.M. 99, n. 850)
Fregionaja era stata Casa Madre della Congregazione, fondata nel 1406 (Mon. Freg. n. 73),  che ebbe nel 1431 da Eugenio IV Condulmer la cura della Cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano, onde il nome Lateranensi del SS. Salvatore, (Wildloecher 1929; Bellato 2001).
I Consoli della Corte dei Mercanti trasformarono nel 1772 il convento in Spedale per i Pazzi, spendendo per i lavori scudi  lucchesi 21.165 (Sp. San Luca 226), sull’esempio di Bologna e di Firenze; in questa città, ove poi avrebbe lavorato  Vincenzo Chiarugi all’Ospedale di Bonifacio, (Nistri 1959),  mandarono a fare pratica alcuni serventi per apprendere tutto ciò che era opportuno presso lo Spedale di Santa Dorotea. ( Sp. San Luca, tomo 9, 244, f. 176)

Figura 1. Veduta dello Spedale per pazzi di Fragonaja.

 

Figura 2. La casa dei medici e del direttore.

 

Figura 3. Ingresso dello Spedale.

 

Figura 4. Il Chiostrino della direzione .

 

Figura 5. Direzione, biblioteca e museo.

 

Figura 6. Il grande Chiostro

 
Lo Spedale  era costituito dagli edifici conventuali del grande Chiostro, dal chiostrino della Direzione,  dalla Chiesa di Santa Maria di Fregionaja e dagli attuali Casa Medici, giardino della Direzione e Uffici,  Archivio, Museo e Biblioteca al piano superiore.
Su una lapide nell’atrio dell’Ospedale Psichiatrico si legge :
Locum hunc / Clemens XIV Pont. Max. / ut qui a mentis insania laborant / in eo recipiantur et alantur / nosocomio Misericordiae / anno Salutis MDCCLXX : Senatu petente adiunxit / Laurentius Bartolinius patr. luc. / eiusdem nosocomii rector / hoc Pontificis et Senatus pietati / monumentum posuit.”
Il Rettore Lorenzo Bartolini dettò il primo Regolamento per lo Spedale, inserito nel Libro dei Ricordi, dove si legge che …” Il 20 aprile 1773 fu aperto lo Spedale con avergli mandato tutta la Famiglia di servizio, il Custode e il Cerusico…” (Sp. S.L. tomo 9, 244, f. 188).
Il giorno dopo furono trasferiti dalle carceri di  Torre, che si trovavano nella attuale piazza Napoleone imperatore, 11 Pazzi a Fregionaja dagli Esecutori di città (poliziotti), riconoscendo da quel momento essere gli alienati degni di cura e non più di pene (Lippi Francescani 1942).
Il Custode e il Chirurgo infermiero,  che era il responsabile sanitario  di Fregionaja, rispondevano al Rettore e al Medico dell’Ospedale di San Luca.
L’Albergo dei Pazzi nasce come una specializzazione dello Spedale di San Luca e la Medicina entra a Fregionaja seguendo la patologia generale dell’epoca. I medici di Fregionaja sono quelli di San Luca, in quanto la scienza settecentesca considerava “le nevrosi” parte della medicina generale: le manie e le melancolie ripetono a livello delle funzioni cerebrali la stessa opposizione esistente fra le febbri – alterazioni di tutto l’organismo- e le flogosi -alterazioni locali di un organo- (Del Pistoia, Bellato, 1980).
Lucca  inizia così l’assistenza ai folli prima e  in modo diverso da Firenze, dove lo Spedale di Bonifazio apre nel 1788, e da Parigi, dove  Bicètre nel 1793 è la trasformazione di una maison de force, ma i due Istituti sono illustrati dalla scienza di  Vincenzio Chiarugi e di Philippe Pinel che elaborano i Trattati teorici che a Lucca mancarono (Bellato, Del Pistoia, 2005).
Il Medico …” dovrà esaminare le persone per le quali fosse fatta istanza per ammettersi nel numero dei matti e particolarmente avrà in osservanza che siano questi muniti della fede giurata del Parroco e dei governatori  del rispettivo paese dell’ammalato se sarà di campagna, e se di città, del Parroco e di 5 o 6 persone almeno che con la loro fede giurata  asserischino (sic) della qualità della sua malattia e dopo fatto tale esame secondo ciò che Esso ne giudicherà o farà fede per ammettersi nello Spedale o lo rigetterà” ( Sp. San Luca, tomo 9, 244, f. 188).
Dal 1782 fu introdotta una lavorazione per le pazze, la filatura, il cui scopo era quello di tenere occupate le malate con lavori manuali che esigessero una certa attenzione, il rispetto di orari e l’obbligo di raggiungere  un risultato, in modo da distrarre la mente dai suoi vaneggiamenti.
Fu tenuto un  diario “ Il Giornale dei Pazzi” redatto dal 1773 al 1807 (Sp. S.L. 945), poi assorbito dalla Regia Direzione Ospedali e Ospizi  sotto il Principato di Felice Baciocchi ed Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone I.
Il Giornale è un registro clinico su due facciate a bacchetta; sulla prima sono la data di ingresso, nome, cognome, paternità e sul foglio di contro la data di dimissione o di morte e talora altre note .
Dopo un anno, nel marzo 1774, i degenti sono 44.
I suicidi, dedotti dalla morte senza amministrazione dei Sacramenti,  e le evasioni erano frequenti;  presenti anche Religiosi e Religiose.
Tra le note vi era anche quella relativa …”al vitto dei pazzi poveri o paganti dozzina”.
Dal 1773 al 1807 i maschi ammessi furono 582, i dimessi 441, i deceduti 119. Le femmine ammesse 504, dimesse 349, decedute 134. (Giordano1962)
La Regia Direzione fu istituita  nel 1808, ma i registri tenuti a Fregionaja nel triennio 1809-1812 sono andati dispersi.
Il  Buonaccorsi,  che di fatto fu il primo Direttore (Giordano 1991), seguì i dettami dell’alienista francese Philippe Pinel e del suo Traitement moral, (Pinel, 1801) e  iniziò il Registro  nel 1809.
Fino al 1850 era ben tenuto poi è andato distrutto, ma fortunatamente il Direttore Cappelli nel 1883  ne fece una trascrizione a repertorio.
Alla metà dell’Ottocento, al tempo del Direttore Neri,  per il continuo incremento dei degenti furono costruite le ali est e ovest che si modulavano con scale sul pendio collinare, con padiglioni a pettine secondo i criteri architettonici del tempo. Questi propose anche l’apertura di un reparto specialistico nell’Ospedale civile di Lucca, ma l’Amministrazione non accettò la proposta e Neri se ne andò a Siena (sarebbe stata una realizzazione moderna, un secolo avanti l’istituzione dei Servizi di diagnosi e cura!).
Nel Novecento, con l’entrata in vigore della Legge 34 del 1904 e del Regolamento del 1909, il Manicomio si strutturò sempre più, al pari degli altri, come Ospedale – Paese, ospitando malati di Lucca e delle limitrofe Province fino a superare i 2000 degenti, ed assumendo, per carenza di personale, la piega custodiale più che quella sanitaria (G.B. Giordano, 1972).
Già agli inizi del secolo scorso a Lucca  applicavano il No-restraint.
Si segnalarono per  le vedute scientifiche i Direttori  e i Medici  Vedrani, Paoli  fino a Lippi- Francesconi e Pfanner.
Mario Tobino resse nel 1955-57 la Direzione con Gio. Battista Giordano, fino all’arrivo del Direttore  Gherarducci nel 1958. Furono attivate una serie di iniziative per coinvolgere i malati nel tessuto sociale e per aprire l’Ospedale al mondo esterno anche con esperienze mutuate dalla Francia:  Centro Sociale ammalati, Festival della canzone, Convegni lucchesi di Psichiatria etc.
Quando nel 1968, con la Legge  431 del Ministro alla Sanità Mariotti, fu introdotto l’art. 4 per il ricovero volontario, Fregionaja era già pronta a recepirne i contenuti e la prassi. Infatti, accanto all’Ospedale erano sorti una serie di Centri di Igiene Mentale per l’intera Provincia.
Sotto la spinta del proposto referendum radicale per l’abolizione dei Manicomi, la Legge 180, poi accolta nella Legge 833 di Riforma Sanitaria del 1978, avviò la fase terminale dell’Ospedale e la attivazione dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, purtroppo con quel deficit di strutture nuove e  alternative che molti problemi ha creato all’assistenza medesima, fino alla chiusura definitiva dell’O.P. nel 1999, passato dalla Provincia di Lucca alla USL e alla Regione nel 1980.
Dopo la morte di Tobino,  avvenuta ad Agrigento l’11 dicembre 1991, che molto soffrì per la infelice fase di transizione riguardo ai degenti fino alla chiusura dell’Ospedale, dapprima isolatamente a cura di due Medici e della Famiglia,  poi con il sostegno in primis della Amministrazione Provinciale di Lucca, del Comune di Viareggio, della Azienda USL di Lucca, si è giunti alla costituzione della Fondazione, che avrà  sede in alcuni edifici di Fregionaja, parte del nucleo conventuale quattrocentesco vincolato dalla Soprintendenza, dopo lavori di restauro resisi necessari per l’abbandono e l’incuria di questi anni.
Tra gli scopi della Fondazione, oltre quelli relativi alla valorizzazione dell’opera di Tobino come Psichiatra e Scrittore, vi è anche quello di tutelare un importante Bene culturale: Museo, Biblioteca, Archivio,  patrimonio non solo della   Lucchesia e della Toscana, ma dell’ Italia e dell’Europa, e farne un Centro di incontri e di Studi a livello internazionale.

Bibliografia

Bellato F. et al. – Sulle origini della Psichiatria come scienza autonoma- Rass. Studi Psichiat., 66, 607, 1977.
Bellato F., Del Pistoia L. e Mazzoni L. – Il dibattito delle idee sullo Spedale de’ Pazzi di Fregionaja nella seconda metà del Settecento. Riv. Sper. Freniat., 107/4, 1983.
Bellato F., – La Chiesa e il Monastero di Santa Maria Forisportam in Lucca, Viareggio 2001.
Bellato F., Del Pistoia L. – I valori e l’opera di Giovanni Battista Giordano nell’Istituzione Psichiatrica– Atti del Convegno 14 febbraio 2003, Lucca 2005.
Chiarugi V. – Della Pazzia in genere e in specie: Trattato medico analitico con una centuria di osservazioni, Firenze 1793 (nuova ed. Roma 1991).
Del Pistoia L., Bellato F. – La spécificité de la Psychiatrie:  un éclaircissement, Lucques au siècle des Lumières. Recherche sur l’archivistique de St. Luc. – Paris 1980.
Del Pistoia L., Canova L. – Pinel, Chiarugi, Lucca: origine e senso del trattamento morale– In: Curare e ideologia del curare in psichiatria. – Atti Convegno italo-francese, a cura di L. Del Pistoia e F. Bellato, Lucca 1981.
Diderot D., D’Alembert J. – Encyclopédie ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers – par Octavien Diodati, à Lucques chez Vincent Giuntini Imprimeur, 1758.
Giordano G. B. – Fra Registri e statistiche di Fregionaja –  La Provincia di Lucca, 3, 6, 1962.
Giordano G.B. – Sorprendenti voci di modernità dai vecchi psichiatri, La Provincia di Lucca, 1,1972.
Giordano G. B. – Storia dell’Ospedale di Fregionaja nel secolo XIX ed inventario del suo Archivio Storico dal 1813 al 1942, Roma 1991.
Lippi Francesconi G. – L’Ospedale Psichiatrico di Lucca in S. Maria di Fregionaja. – Memoria 1 marzo 1941, Reale Accad. Lucch. di Scienze, Lettere e Arti, Lucca 1942.
Nistri M. – La vita e le opere di Vincenzio Chiarugi. –Atti Convegno psichiatrico, Empoli 1959.
Pinel Ph. – Traité Médico-Philosophique sur l’aliénation mentale, ou la manie – Paris IX 1801.
Wildloecher N. – La Congregazione dei Canonici Regolari Lateranensi – Gubbio 1929

Fonti manoscritte
Arnolfini Gio. A. – Relazioni e bozze sopra lo Spedale  della Misericordia – mss. 118, ASL.
Corte Mercanti 816, f. 41, ASL.
Cons. Generale 429, f. 871 Rif. Segr., ASL.
Dipl. Corte Mercanti, 99, n. 850, ASL.
Mon. Freg. n. 73, ASL.
Sp. San Luca, tomo 9, 244, f. 176, ASL.
Sp. San Luca, tomo 9, 244, f. 188, f.226, ASL.